Archivio per 15 ottobre 2010

di Antonio Mazzeo

Non poteva che chiamarsi “Residence degli aranci” il complesso di Mineo che ospita 404 unità abitative per i militari Usa di stanza nella base di Sigonella. Occupa un’area di 25 ettari nel cuore della piana di Catania, terra di agrumi, a due passi dalla statale che scorre veloce sino al mare, il Mediterraneo. Il residence a stelle e strisce è una struttura off-limits autosufficiente. Le villette, 160 mq di superficie su due livelli, giardino indipendente con prato inglese e megabarbecue, hanno una capacità ricettiva sino a 2.000 persone e sono dotate di tutti i confort. Nel residence trovano posto alcuni edifici adibiti ad uffici per il personale dell’US Navy, la sala Telecom, un supermercato, un bar, la palestra, un centro ricreativo con asilo, la sala per le funzioni religiose, la caserma dei vigili del fuoco, 12 ettari di spazi verdi con campi da tennis, baseball e football americano, aree di gioco attrezzate per bambini. L’approvvigionamento idrico, computerizzato, fornisce 20 litri d’acqua potabile al secondo, la copertura del fabbisogno di un comune di 10.000 abitanti. L’acqua giunge da un pozzo privato nel territorio di Vizzini distante 20 km, grazie ad un acquedotto realizzato nel 2006 dalla società costruttrice e proprietaria del “Residence degli aranci”, la Pizzarotti Spa di Parma.

Per conto dell’US Navy, la Pizzarotti si occupa della gestione e della manutenzione degli impianti elettrici, idrici e del depuratore, della pulizia di strade e marciapiedi, delle attività di giardinaggio, della raccolta differenziata dei rifiuti. Entro dicembre installerà nel complesso un impianto fotovoltaico da un megawatt che verrà posizionato su 105 abitazioni. Standard di vita a cui solo pochi autoctoni possono aspirare ma che lasciano tuttavia insoddisfatti gli esigentissimi militari statunitensi. Così si è deciso di abbandonare il “paradiso degli aranci” a partire dai primi mesi del 2011. Il 26 gennaio 2010 la Pizzarotti ha ricevuto una lettera del governo Usa che comunicava l’intenzione di non rinnovare il contratto decennale in scadenza, stipulato il 31 marzo 2001. Ufficialmente, dietro la scelta di lasciare Mineo, ci sarebbero ragioni di tipo economico. “Il Dipartimento della Marina richiede che le strutture siano occupate al 99%. Se la percentuale si riduce, le unità sfitte devono essere assegnate, in caso contrario si deve lasciare il complesso”, spiega il portavoce regionale dell’US Navy, Wendy Snyder. “A Mineo su 404 unità abitative appena 260 sono quelle occupate. E i costi di affitto annuali per la Marina statunitense superano gli 8,5 milioni di dollari”. A ciò si aggiunge la distanza del residence dalla Naval Air Station di Sigonella, oltre 20 minuti d’auto per raggiungere NAS II, la base operativa con lo scalo aereo, e 40 minuti per NAS I che ospita il commissariato, il Navy Exchange, le scuole per i figli del personale e l’ospedale militare. Inoltre, viaggiare sulla strada a scorrimento veloce SS417 è come giocare alla roulette russa e gli incidenti mortali sono all’ordine del giorno. Per ridurre i rischi alle autovetture dei militari al pericolosissimo incrocio con il “Residence degli aranci”, nel 2004 la Provincia di Catania e l’ANAS realizzarono a proprie spese – due milioni di dollari – una bretella di collegamento con la vicina strada provinciale, ad uso esclusivo del personale statunitense. Il dono, pur se apprezzato dal comando di Sigonella, non è bastato però ad ancorare l’US Navy al territorio di Mineo.

Persi i milionari canoni degli americani, la Pizzarotti ha intrapreso un’affannosa rincorsa verso nuovi possibili locatari del villaggio. Inizialmente si è giocata la carta del “sociale”, proponendo l’utilizzo di “alcuni spazi per le ex detenute”, la riconversione “a luoghi di detenzione alternativi al carcere per le detenute madri”, a “centro accoglienza per gli immigrati e per i tossicodipendenti”, finanche a polo di ricerca e cittadella dello studente dell’Università di Catania. Adesso in ballo c’è il business immobiliare. I manager della società hanno presentato alla Regione Siciliana e ai comuni del comprensorio un progetto di “nucleo sociale polifunzionale”, mettendo cioè a disposizione “case in affitto a canone agevolato nonché spazi per le attività sociali di enti pubblici e cooperative” e, possibilmente, per una multisala cinematografica. Il progetto ha raccolto diversi consensi. Il consorzio Sol.Co di Catania, uno dei più grandi di tutta la Sicilia con le sue 140 cooperative, si sarebbe dichiarato interessato a insediare nel residence “un’agenzia di inclusione sociale in cui poter accogliere le persone che si trovano in un momento difficile”. L’odierno sindaco di Mineo, in un ambiguo feeling pubblico-privato, è stato eletto dall’amministratore delegato di Pizzarotti “sponsor istituzionale dell’iniziativa”.

Del piano di riconversione ne ha parlato l’ingegnere Fabrizio Rubino della Pizzarotti Spa al periodico Qui Mineo. “Abbiamo individuato una strada nella legislazione sul social housing, l’edilizia residenziale locativa a canone calmierato”, ha dichiarato Rubino. “A differenza dell’edilizia popolare il social housing è un’impresa che produce un utile: si uniscono il versante imprenditoriale e quello sociale. Nel 2008 la legge sul “Piano casa” ha inglobato la legislazione precedente prevedendo il finanziamento di progetti di questo tipo, attraverso uno stanziamento complessivo di 2,6 miliardi di euro. Prevediamo di cedere il residence a un fondo sociale. Sappiamo che ci sono i fondi perché già il nostro amministratore è andato a parlare sia con Maroni che con Mattioli, e il decreto Tremonti-Mattioli prevede qualcosa come 38 milioni di euro destinati alla Sicilia per social housing, su un totale nazionale di 140 milioni di euro”. Per dare impulso al settore, lo scorso anno è stata fondata la “CDP Investimenti SGR”, una Spa di gestione del risparmio, il cui capitale, 2 milioni di euro, è detenuto al 70% dalla Cassa Depositi e Prestiti e per il restante 30% dall’Associazione delle Fondazioni bancarie (Acri) e dall’Associazione delle Banche (Abi).

Il rappresentante della società parmense dà la sua stima sui costi e ricavi dell’operazione. “Per costruire il residence, la Pizzarotti ha fatto un mutuo con Intesa San Paolo, attraverso lo strumento della “locazione finanziaria”: ogni anno gli affitti presi dagli americani vanno al gruppo bancario. Il mutuo dura 14 anni, ne mancano ancora 4 alla conclusione. Le case in tutto hanno 70.000 mq; contando un prezzo di 800 euro al mq, si arriva a una cifra di 60-70 milioni di euro, somma che dovrebbe essere messa insieme dal fondo immobiliare. Di tale cifra il 40% è stato già stanziato dalla Cassa Depositi e Prestiti, un altro 20% vede impegnata la fondazione Intesa San Paolo. Rimane un 20% da coprire con i partecipanti volontari: comuni, enti, cooperative ecc. ma anche Pizzarotti come azionista di minoranza. Poi ci saranno le fondazioni bancarie, sicuramente la Regione e anche la Provincia di Catania, si auspica che ci siano tutti i comuni e anche lo Iacp”. L’affaire cioè sarà finanziato quasi del tutto con capitali pubblici, a beneficio del socio-costruttore privato. Con il dubbio, legittimo, che i costi di realizzazione del “Residence degli aranci” siano già stati in buona parte coperti con i canoni di affitto pagati dall’US Navy. Otto milioni e mezzo di dollari, il valore annuale dichiarato dal Comando di Sigonella, moltiplicati per i dieci anni di locazione, fanno 85 milioni di dollari. Gli immobili di Mineo hanno già fruttato cioè 1.000 euro a mq. Più i guadagni dell’impresa per la loro gestione e manutenzione.

La Pizzarotti è una delle principali aziende italiane contractor delle forze armate USA. Solo nell’ultimo decennio ha fatturato per conto del Dipartimento della difesa qualcosa come 134 milioni di dollari. Già nel 1979 le era stata affidata la costruzione di una serie di infrastrutture a Sigonella quando la base era stata scelta come centro operativo avanzato della Rapid Deployment Force, la Forza d’Intervento Rapido statunitense. A metà anni ‘80 la Pizzarotti partecipò pure alla costruzione di numerose infrastrutture nella base di Comiso (Ragusa), utilizzata per l’installazione di 112 missili a testata nucleare Cruise. Quindici anni dopo la società realizzò a Belpasso (Catania) il villaggio “Marinai”, anch’esso destinato ai militari di Sigonella, con 526 unità abitative e 42 ettari di estensione. Il contratto d’affitto con il Pentagono scade nel 2015 ma non dovrebbero esserci problemi per una sua estensione. Anche a Belpasso la Pizzarotti cura per conto dell’US Navy la gestione e la manutenzione di infrastrutture e servizi. Sempre in ambito militare, ha eseguito i lavori di ristrutturazione ed ampliamento delle banchine della (ex) base navale di Santo Stefano (arcipelago de La Maddalena), utilizzata sino alla primavera 2008 come base appoggio per i sottomarini nucleari di stanza nel Mediterraneo. Alla Maddalena, la Pizzarotti è attualmente impegnata alla costruzione di una cinquantina di alloggi per il personale della Marina militare italiana. Tra il 2004 e il 2007, la società ha operato all’interno della base US Army di Camp Darby (Livorno) per la realizzazione di una piccola tratta ferroviaria interna e di 7 nuovi edifici da adibire a depositi. Nella base aerea di Aviano (Pordenone), Pizzarotti Spa è stata chiamata invece per ampliare i locali adibiti a servizi e casermaggio. Molto più rilevanti i lavori eseguiti a Vicenza. A metà anni ’90 Pizzarotti ha realizzato a Camp Ederle un complesso di edifici residenziali per 300 marines (costo 20 milioni di euro). Recentemente, in associazione con l’azienda tedesca Bilfinger Berger, ha invece consegnato all’US Army un nuovo polo sanitario avanzato, costo 47,5 milioni di dollari. A Vicenza Pizzarotti si è però visto soffiare l’appalto più ambito, quello per la trasformazione dell’ex aeroporto Dal Molin nella mega-cittadella della 173^ Brigata Aviotrasportata USA, vinto dalle “coop rosse” di Bologna e Ravenna. Poca fortuna pure a Quinto Vicentino, dove nonostante un pre-accordo del 2006 con il Comando statunitense per la realizzazione di un villaggio di oltre 200 abitazioni (valore stimato 50 milioni di dollari), c’è stato uno stop all’iter progettuale da parte degli amministratori locali. Pizzarotti vanta pure la realizzazione di un invidiabile elenco di opere “civili”, alcune delle quali dall’altissimo impatto socio-ambientale: il deposito delle scorie radioattive di Caorso, la centrale nucleare di Montalto di Castro, la tratta ferroviaria ad alta velocità Milano-Bologna, due lotti dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. A Santa Maria Capua Vetere è stato realizzato un grande presidio carcerario che ha però stimolato gli appetiti criminali dei “casalesi”. Nel marzo 2008, il tribunale della città campana ha emesso una serie di pesanti condanne al processo contro i mafiosi locali, sentenziando che “l’impresa aggiudicataria venne sottoposta a una duplice estorsione: il versamento di una tangente pari al 5% dell’importo dei lavori e l’obbligo ad affidare una parte di essi in subappalto a ditte di gradimento del clan”.

Nel giugno 2004, è stato affidato a Pizzarotti il ruolo di general contractor per la realizzazione dell’autostrada Catania-Siracusa, costo stimato 473,6 milioni di euro. Secondo quanto dichiarato dall’allora presidente ANAS, Vincenzo Pozzi, “la Catania-Siracusa potenzierà notevolmente la rete dell’isola anche con rilevanti funzioni di collegamento per i traffici diretti verso il futuro Ponte sullo Stretto”. E al Ponte di Messina Pizzarotti ci aveva fatto davvero un bel pensiero, partecipando in associazione con Astaldi al bando di gara per la progettazione ed esecuzione dell’opera, poi vinto da Impregilo e socie. Nel capoluogo dello Stretto l’impresa parmense è comunque radicata da tempo grazie alla controllata Garboli Spa, presente in una società a capitale misto che punta ad una assai discutibile “riqualificazione” del quartiere storico del Tirone. Partner chiave di Pizzarotti-Garboli, la Demoter, importante azienda messinese di costruzioni e movimentazione terra, di proprietà di Carlo Borrella, il presidente dell’associazione provinciale costruttori grande sostenitore del Ponte. Coincidenza vuole che proprio alla Demoter (in associazione con la Itaca Srl di Brolo), la Pizzarotti aveva subappaltato lavori per 5,2 milioni di euro per il “Residence degli aranci” di Mineo. Dalle basi di morte al Ponte gli attori sono sempre gli stessi.

 

 

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di Antonio Mazzeo

Spuntano come i funghi nel vicentino i centri e le infrastrutture logistiche dell’esercito USA. Mentre nell’ex aeroporto Dal Molin procedono i lavori ad altissimo impatto ambientale per realizzare la grande base operativa della 173^ Brigata aviotrasportata, il reparto d’élite impiegato negli scacchieri di guerra mediorientali, ingegneri e tecnici del genio militare statunitense lavorano a decine di cantieri della provincia. Qualche giorno fa sono state consegnate due nuove facilities costate più di 60 milioni di dollari, un complesso ospedaliero avanzato all’interno della base di Camp Ederle e un centro di assistenza all’infanzia nel cosiddetto “Villaggio della Pace”, il residence-bunker che ospita una parte dei militari USA di Vicenza.

L’Enhanced Health Service Center è stato realizzato in una superficie di 14.170 metri quadri accanto al campo di calcio di Ederle ed accoglie presidi medici, studi dentistici, un centro maternità, numerosi uffici e ambulatori. Nel complesso lavorerà un’equipe medica di oltre 200 persone. “Si tratta del più grande progetto di costruzione in Europa di un centro sanitario USA negli ultimi 30 anni”, ha dichiarato il responsabile dell’USAG Vicenza Health Center, il colonnello Lorraine T. Breen. “Il presidio, costato 47,5 milioni di dollari, amplierà i campi d’assistenza per i militari e i familiari”, aggiunge Breen, avvertendo però che gli statunitensi “continueranno ad utilizzare l’ospedale San Bortolo dell’Azienda Sanitaria Ulss 6 di Vicenza per altri più importanti interventi sanitari”. Il nuovo centro di salute dell’US Army è stato progettato dagli studi R.L.F. della Florida e Nesco International di Roma, e realizzato da una joint venture composta dall’azienda tedesca Bilfinger Berger e da Pizzarotti Parma, una delle società di costruzioni che compongono il ristrettissimo circolo dei contractor di fiducia delle forze armate USA in Italia.

Il nuovo Child Development Center del “Villaggio della Pace” potrà accogliere sino a 348 bambini “per programmi a tempo pieno o part-time”. Costato 13,1 milioni di dollari, sorge accanto al polo scolastico di recente realizzazione (1.200 gli alunni che lo frequentano), ed è dotato di confortevoli aule, palestre, sale-gioco. Il centro di assistenza all’infanzia è stato realizzato dalla CMC – Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna, la stessa che con il CCC – Consorzio Cooperativo Costruzioni di Bologna sta eseguendo i lavori al Dal Molin.

Le due infrastrutture realizzate e consegnate all’US Army fanno parte di un pacchetto di opere progettate dal Dipartimento della Difesa USA per fare di Vicenza, secondo quanto enfaticamente annunciato, la “capitale dell’esercito statunitense di stanza in Sud Europa” e “modello per tutti gli altri presidi militari del Comando USA nel vecchio continente con le facilities meglio mantenute, i servizi di più alta qualità, l’ambiente più sicuro e la più efficiente organizzazione”. L’obiettivo è quello di assicurare tutti i requisiti per ospitare nel modo migliore a Vicenza 4.200 soldati USA entro il 2015, più ovviamente i rispettivi familiari a carico. Un piano ambizioso per cui sono stati investiti 465 milioni di dollari, 289 milioni dei quali destinati all’ex aeroporto Dal Molin per la costruzione di caserme-alloggio per 2.000 militari, magazzini, spazi operativi, officine di manutenzione velivoli, uffici e centri comando, centri sportivi, ecc..

Tra i progetti più rilevanti già completati a Camp Ederle spiccano due caserme-alloggio per circa 300 militari del 173d Airborne Brigade Combat Team (lavori per 25 milioni di dollari appaltati alla Pizzarotti Parma), un Centro sanitario neonatale (costo 3,2 milioni di dollari e realizzato dall’Impresa Costruzioni Andriolo Srl di Vicenza), un Kinder Garten (ancora Andriolo Srl), un’arena per spettacoli e attività ludiche con centro bowling, fast food, ristorante e piccolo casinò (Maltauro Costruzioni di Vicenza), e l’Ederle Inn, l’hotel riservato agli ufficiali statunitensi con 58 suite familiari, lavanderia, ampi magazzini e parcheggio, sale conferenze, breakfast room e finanche “alcune stanze per i cani mascotte al piano terra”. Attualmente sono in via di completamento a Camp Ederle l’ammodernamento ed ampliamento del fitness center e la realizzazione di una nuova piscina hi-tech con copertura vetrata in parte retraibile (costo complessivo dei due progetti 4,3 milioni di dollari).

A fine 2007 è stato portato a termine invece il cosiddetto “Vicenza Installation Information Infrastructure Modernization Program (I3MP)”, il programma di ammodernamento delle infrastrutture di telecomunicazione del 509th Signal Battalion dell’US Army. Avviato nell’aprile 2002, esso è servito a potenziare la rete a fibre ottiche e ad alta velocità che collega tra loro i centri operativi di Camp Ederle, il “Villaggio della Pace”, i depositi e magazzini di stoccaggio dell’Us Amy di Lerino (frazione del comune di Torri di Quartesolo) e Longare (i lavori sono stati eseguiti dalla tedesca Siemens e da subappaltatori locali).

Secondo fonti del MILCON, il Corpo del Genio della Marina USA che sovrintende alla realizzazione delle opere, nel solo biennio 2008-2009 sono stati finanziati più di un centinaio di piccoli progetti di “costruzione”, “manutenzione” e “ammodernamento” nelle basi militari del vicentino, per un valore complessivo di 37 milioni di dollari. Tra i più importanti, un nuovo impianto sportivo multifunzionale, una “strada di 350 metri e marciapiedi di collegamento con Via Aldo Moro”, un’area di parcheggio per i velivoli militari USA in fase di manutenzione, un “centro di simulazione”, la trasformazione del ristorante della catena Subway (Club Veneto) in un centro ricreativo “con 24 postazioni internet e un’area di gioco per bambini” il potenziamento del centro anti-incendi del “Villaggio della Pace”, la ristrutturazione a Camp Ederle degli uffici amministrativi, di una caserma, della sala mensa e degli impianti di trattamento e distribuzione acque, la costruzione di un padiglione a Hoekstra Field, l’installazione di apparecchiature per il risparmio energetico, di pannelli fotovoltaici e di un megageneratore elettrico di 2 milioni di dollari. In previsione c’è pure il rifacimento dell’acquedotto e del sistema fognario dell’area residenziale del “Villaggio della Pace” (2,5 milioni di dollari).

Top secret le finalità dei lavori avviati nel 2007 nella base di Longare, l’ex “Pluto Site” utilizzato per l’immagazzinamento di mine e testate nucleari per i missili a corto raggio dell’US Army. Nelle profonde gallerie della base sarebbero stati ammodernati e riattivati i depositi di stoccaggio armi, munizioni e attrezzature della 173^ Brigata Aviotrasportata e dei reparti che saranno utilizzati in ambito AFRICOM, il Comando USA per le operazioni nel continente africano di recente costituzione. Secondo il MILCON, 350.000 dollari del budget 2008 sono stati spesi per “allargare, allungare e riparare le strade, i marciapiedi e i sentieri di Longare, e per installare nuove fognature, linee elettriche e impianti d’illuminazione”. Dal dicembre 2008 l’Unità statunitense della Riserva di stanza a Longare è stata posta agli ordini del 7°Civil Support Command dell’US Army con base in Germania, l’unico presente fuori dagli Stati Uniti d’America, responsabile della gestione degli “affari civili” delle forze terrestri USA in Europa. Alla vigilia dell’attivazione del Civil Support Team di Longare, i militari ad esso assegnati hanno condotto una controversa esercitazione di 76 giorni nel poligono di Fort Leonard Wood (Missouri) simulando “uno scenario realistico di guerra chimica con l’uso di gas nervini”. Successivamente il CVT di Longare ha avviato “corsi basici” per i residenti USA di Vicenza sulle armi nucleari, chimiche e batteriologice e “sull’equipaggiamento personale di protezione”.