Cattivissimo me: li chiameremo Adult-toon!

Pubblicato: 19 ottobre 2010 in Cinema, Costume
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di Stefano Reggiani

Vi è mai capitato di andare al cinema per vedere un cartoon e ridere a crepapelle al posto dei bambini? A me è capitato ed è una sensazione strana. L’altra sera ho visto “Cattivissimo me”, nuovo gioiello della collezione Pixar.

La scelta del film è stata del tutto casuale, dettata dal semplice fatto che mancasse qualcosa di mio gradimento. Non avevo letto alcuna recensione in proposito, mi sono fidato del marchio Pixar, come si fa per i gelati o per qualsiasi altro prodotto di consumo. Il film parla di Gru, grosso e imbranato  genio del male.  Fisicamente mi ricorda un po’ “Penguin”, cattivone del secondo Batman, gambetta magra, grasso, pelato e col naso a punta. Gru, abbreviazione di gruesome

(in inglese orrendo/macabro), si mette in testa la folle idea di rubare la luna per essere considerato da tutti il più grande genio del male sulla terra. Ma sul suo cammino, come avviene in svariate opere letterarie, appaiono tre orfanelle che cambieranno completamente la sua vita e faranno mutare il suo riconosciuto stato di “Cattivissimo”.

Ho acquistato i biglietti la domenica mattina. Se ti presenti alla multisala di domenica pomeriggio senza le prenotazioni le prime visioni disponibili slittano alle 22.30. Sono cose che si provano sulla pelle. Apro il sito internet, scelgo film, orario e sala e vedo che è già prenotato per metà. Sono le 11.50. Non è vero che tutti dormono la domenica mattina. I previdenti non dormono mai. Ci sono due posti disponibili nell’ultima fila in alto, li accalappio prima che sia troppo tardi. Mi piace l’aria rarefatta al cinema, nelle file in basso mi intossico di polvere di pop corn e mi diventa il collo come una giraffa.

La visione inizia alle 18.20. Faccio appena in tempo a guardare le partite di campionato su Sky. E’ tassativamente obbligatorio presentarsi entro mezz’ora dall’inizio del film per ritirare la prenotazione, se no i biglietti vanno in beneficienza. Arriviamo alla multisala. Parcheggiamo talmente lontano che ne distinguiamo a malapena il contorno. Sono le 17.50. Piove e fa freddo, un freddo che ad ottobre non si sentiva da anni. Sembra che alla multisala distribuiscano banconote viola dalla marea di gente che ci si presenta davanti. Ma noi non temiamo nessuno, we have a ticket! Saliamo le scale mobili e ci immettiamo nell’unica fila formatasi davanti alle biglietterie, quella delle prenotazioni. Le altre sono deserte. Le prime visioni disponibili sono in seconda serata. Per un momento mi sento una persona previdente poi penso che usata per questo contesto la parola “previdente” sia esagerata. Ritiriamo i biglietti e aspettiamo fuori la sala l’inizio della visione. Mi guardo intorno e mi accorgo che noi siamo l’unica coppia non sposata e senza pargoli a seguito. Non mi sento fuori luogo, per la nostra statura potremmo essere scambiati tranquillamente per teen-ager. L’unica cosa che mi frega è la barba. Intorno sembra una gita della scuola materna e l’unico metodo per tenere buoni i bambini è comprargli delle schifezze tipo M&M’s e dolciumi spacca denti vari. I dentisti ringraziano. Finalmente ci sediamo e dopo qualche trailer per under 12 inizia la proiezione. La grafica è la solita, magistralmente curata della Pixar e l’ironia a larghi tratti, è affilata come la lama di un rasoio. Il film contiene sottigliezze, riferimenti e parodie cinematografiche che non possono essere colte da un pischello di 4 anni. L’unico momento in cui sento ridere un bambino avviene alla pronuncia della parola “puzzetta”. Nell’infanzia si ride della semplicità, basta poco. Finisce il primo tempo e s’innesca il caos. I bambini calmi e tranquilli si trasformano in teppistelli da strada. Ce n’è uno che per sfogarsi imita perfettamente le movenze di Michael Jackson. Ha grande talento e gli tocca sorbirsi un cartoon che non gli piace. Calano le luci e inizia il secondo tempo. Per ripristinare l’ordine ci vorrebbe l’esercito. La seconda parte fila via fra le risate fragorose dei genitori. Il film è ormai all’epilogo e mi è rimasta impressa una scena in particolare nella mente. Gru chiede un prestito ad una banca per finanziare il suo progetto di furto lunare. All’apparenza sembrerebbe un normale istituto bancario, ma il nome  impresso sull’insegna è “La Banca del Male già Lehman Brothers”. E qui mi levo il cappello. Mi sono divertito, la Pixar non delude mai, o quasi.

Ho riso ad un cartone animato mentre avrebbero dovuto farlo i bambini al posto mio. E’ ancora possibile chiamare questo genere di animazione “Cartoon”? A mio parere possiamo sancire la nascita di un nuovo genere cinematografico, il cosiddetto “Adult-toon”, una sorta di placebo che ci serve come l’aria per mascherare il fanciullo, che nel profondo, ci scarabocchia gli schemi della routine. Li abbiamo creati noi solo per noi. Ma non leggetela come un’accusa, piacciono anche a me.

Fuori dai cinema è stato esposto un cartello: “Cercasi disperatamente Walt Disney del 2000”.

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