Archivio per 22 ottobre 2010

22/10/2010 – Ripreso da Global Voices Online

Di John Kennedy – tradotto da Gianluca Pizzigallo

 

Sabato 16 ottobre, nella città di Xi’an , Chengdu e Zhengzhou si sono svolte alcune manifestazioni contro il Giappone, pare organizzate da gruppi universitari via internet, tramite i social network locali. Le proteste hanno preso di sorpresa molte persone, e si sono svolte in contemporanea a un corteo anti-cinese che si svolgeva a Tokyo.

[aggiornamento: China Media Project’s, a cura di David Bandurski, ha parlato qui delle proteste.]

Molte le foto e i tweet [comparsi online] che documentano le manifestazioni, eppure non è ancora del tutto chiaro cosa le abbia provocate. Poco dopo l’accaduto, l’agenzia Xinhua ha tirato in ballo il recente rinfocolarsi del perenne contrasto tra Cina e Giappone riguardo le isole Diaoyu. Nonostante le apparenze lascerebbero intendere che l’evento sia stato organizzato via internet, si trovano pochi post che ne illustrano le motivazioni; inoltre, alcuni post che commentano tali proteste, e anche quelli che parlano di come molti di questi sarebbero stati cancellati vengono a loro volta cancellati.

Qualcuno sa cosa ha innescato le proteste?

Su Twitter, verso le 17.00, alcuni utenti di Chengu commentavano così:

@carlwang87 [zh]: 春熙路的伊藤的玻璃被砸了,要不是警察围着,可能伊藤里面都被砸了

Hanno distrutto la vetrata del negozio Yokado su Chunxi Road. Se non fosse stato per la polizia presente nei dintorni, anche l’interno sarebbe stato devastato.

@carlwang87 [zh]: 哎,游行的人看着就像混混似的,俺拿的索尼照的呢,当时怕怕

Accidenti! I dimostranti sembrano rivoltarsi, ho scattato questa foto con la mia Sony, ma ho avuto paura.

@carlwang87 [zh]: 就是成都香槟广场这,除了一个料理店被砸,还有一个打日本牌子的餐馆被砸,游行的起点也是这 他们转了一圈,回来把这砸了

Qui nella Piazza Champagne di Chengdu, a parte la distruzione di un ristorante di sushi, il vandalismo dei dimostranti si è rivolto anche contro un altro ristorante recante un’insegna giapponese. E’ sempre da qui che è partita la manifestazione: hanno fatto un giro per poi tornare al punto di partenza e darsi alle devastazioni.

@carlwang [zh]: 伊藤门口被警察围着,但是玻璃还是被人用东西砸了http://yfrog.com/mygfcwcj

Nonostante l’ingresso del negozio di Ito Yokado fosse sorvegliato dalla polizia, le persone hanno continuato ad usare oggetti contundenti per spaccare le vetrate.

@carlwang87 [zh]: 香槟广场人山人海,就是上面三楼一个日本料理被砸,二楼一个日本餐馆也被砸

Un mare di gente in Piazza Champagne… qui sono stati distrutti il ristorante di sushi del terzo piano e un altro ristorante giapponese al secondo piano.

Henry Hu, utente Twitter, ha caricato su Flickr molte foto della protesta di Chengdu e ha riportato su Twittern’affermazione rilasciata dai rappresentanti dell’amministrazione di Chengdu in cui si sostiene che gli studenti di tutte le più grandi università hanno preso parte alla protesta. Tra le foto pubblicate da Hu ce n’è una riferita a quanto accaduto a Zhengzhou:

Gli utenti Twitter di Xi’an, tra le 17.00 e le 18.00, commentavano così:

@inxian [zh]: [西安散步]17点前后,钟楼附近的交通部分恢复了。最后一拨人马也开始沿南大街和西大街折返了。

[protesta di Xi’an] Alle 17.00 una grande folla ha iniziato nuovamente ad affluire intorno al campanile. L’ultimo gruppo di persone ha iniziato a muoversi da Nandajie verso Xidajie.

@inxian [zh]: [西安散步]悲剧了!正要和平撤退的时候!钟楼饭店下的mizuno专卖店遭到袭击!钢化玻璃门被砸坏!有物品被焚烧!围观群众一片欢呼、鼓掌,并高喊抵制日货等口号。

[protesta di Xi’an] Terribile! Proprio quando la gente si stava dileguando pacificamente, è partito l’assalto al negozio di Mizuno vicino al campanile. Hanno persino distrutto la porta anti-scasso, e incendiato tutto! La folla si è raccolta e ha iniziato a battere le mani, a gridare e a incitare al boicottaggio dei prodotti giapponesi.

@inxian [zh]: [西安散步]不只mizuno,tonywear,tonyjeans也遭殃了!他们高喊着抵制日货…

[protesta di Xi’an] Non solo Mizuno, ma anche Tony Wear e Tony Jeans sono stati oggetto di vandalismo! Urlano incitando al boicottaggio dei prodotti giapponesi…

@inxian [zh]: [西安散步]里面的衣物被拉出,高高抛起…四处乱扔。然后焚烧!他们围着火堆,高唱的是国歌。然后鼓掌…

[protesta di Xi’an] I vestiti all’interno del negozio sono stati presi e sparpagliati in giro, c’è stata una gran confusione. Poi, dopo averli ammassati, hanno cominciato a bruciarli, cantando a squarciagola l’inno nazionale cinese e applaudendo…

@inxian [zh]: [西安散步]西安钟楼附近现在重新集结了至少2万人。多名网友向inxian短信说:西安目前到处都是学生,到处拥挤堵塞!

[protesta di Xi’an] Circa 20 mila persone si sono riunite sotto il campanile di Xi’an. Molti netizen mi hanno mandato SMS dicendomi che c’erano studenti universitari ovunque che bloccavano il traffico in ogni punto!

@inxian [zh]: [西安散步]17点50分前后。这次人群是彻底散开了,因为防暴警察在后面催逼着。没有一辆公交车能看到钟楼附近,很多人都只好步行回家。

[protesta di Xi’an] Sono le 17.50. Ora la folla si è completamente dispersa, dopo che la polizia l’ha caricata allontanandola dal campanile. Nessun autobus può raggiungere la zona, e in molti se ne tornano a casa a piedi.

Una foto pubblicata in un post apparso in un forum BBS mostra due volanti della polizia alla testa della manifestazione di Xi’an:

a questo link trovate gli ultimi tweet a riguardo.

 

 

Update 2

Altre proteste contro il Giappone si sono svolte domenica a Mianyang ella provincia di Sichuan; l’utente di Twitter @kajisan ha aggiunto alcune foto a riguardo:

 

Su Youtube l’utente luofeng0202 ha caricato un video:

 

 

Lunedì pomeriggio si è verificata un’altra protesta ancora a Wuhan, nella provincia di Hubei. Tra i vari utenti Twitter che hanno seguito la vicenda,  Zhou Jian e @hugh19871210 hanno scritto che il numero dei manifestanti è stato di poche centinaia, mentre i poliziotti erano più di un migliaio.

 

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di Raf  Derose

 

Vorrei essere più veloce. A scrivere, intendo. Ma il tempo è tiranno, e visto che non è la scrittura a darmi da vivere, ho delle priorità da rispettare. Così spesso sono costretto a rinunciare a molte occasioni per dire la mia su fatti di attualità, perché l’articolo o lo tiri fuori subito, o perde di interesse, di significato. Probabilmente la cosa non dispiacerà a nessuno, e non sarà per questo che il mondo andrà a rotoli, ma il mio ego ne soffre… ed io voglio un sacco di bene al mio ego. In questo caso farò un’eccezione. Anche se il riferimento è vecchio di qualche giorno, mi pare che la cosa perduri, per cui credo abbia ancora senso parlarne… oltre al fatto che mio ego, stavolta, non vuole proprio saperne di starsene zitto e buono ad attendere un’altra occasione.

Mi riferisco ad un paio di reportage andati in onda qualche sera fa (18/10/2010) in un Tg. Non ha importanza quale. Ma se a qualcuno interessa, qui c’è il link al video che mi ha fatto incavolare: http://www.video.mediaset.it/video/tg5/servizio/186846/se-coinvolte-si-pentano-ora.html#tc-s1-c1-o1-p17

Parto dal secondo dei due servizi, che riguardava una buona notizia. Sono rare, ma qualche volta succede:  “Arrestato lo stalker di Michelle.”Michelle sarebbe la Hunziker, perseguitata da mesi da un tizio che le aveva messo gli occhi addosso. Oddio, non sarà stato certo il primo ad aver messo gli occhi sulla bella Michelle, e non sarà certo l’ultimo, ma una cosa è mandare una scatola di cioccolatini o un mazzo di fiori, un’altra torturare l’oggetto del proprio desiderio con appostamenti, pedinamenti e quant’altro.

Ho capito, ti piaceva; provaci, mi pare giusto; se ti dice no la prima volta, magari insisti un po’, cambia tattica, mostra il tuo lato migliore, chissà che cambi idea… fin qui, mi pare che siamo nella normalità. Ma una volta che il no diventa definitivo, una volta accertato che la persona che ti sta a cuore non ricambia i tuoi interessi, che la tua presenza, ormai, provoca un senso di disagio, di sofferenza, anche di paura… e basta! Allupato o no, cambia strada, o finisci, giustamente, in galera. Immagino che fin qui siamo tutti d’accordo.

Un discorso che cozza però in maniera impressionante con quanto assistito nel primo dei due servizi di cui sto parlando.

Stavolta non ci sono belle figliole perseguitate, in giro… o meglio, ve n’era una, ed è morta. E c’è un mostro assassino, pare. Pare, forse, addirittura due. E non c’è alcun lieto fine. Ma il documento presentato non riguarda né la vittima, né il suo, o i suoi, assassino/i. C’è solo la ripresa di alcuni momenti di ordinaria follia, di osceno delirio, di morbosa persecuzione, da parte di un branco di curiosi e di giornalisti che da giorni assediano una casa per riprendere scene prive di qualsiasi contenuto informativo, ma volte a soddisfare (o ad istigare?) il voyeurismo di un pubblico incapace di rendersi conto che sono ben altri i problemi di cui farebbe bene ad occuparsi. Una folla di avvoltoi appostati davanti ad un cancello che impediscono il transito agli abitanti della casa, e che anzi gli planano addosso per strappare dichiarazioni superflue, per registrare comportamenti e stati d’animo che chiunque avrebbe il diritto di tenere per sé, e non dare in pasto a migliaia di sconosciuti smaniosi come lo stalker di Michelle, ma per motivi molto meno comprensibili e giustificabili. L’arrivo di una donna, una parente di vittima e carnefice, non so chi fosse né mi interessa, che prima implora e poi urla disperata (e inutilmente) di essere lasciata in pace… Non me ne voglia la signora, ma paragonarla alla Hunziker mi sembra un azzardo. Ma cos’altro era, quella scena, se non un episodio di vero e proprio stalking? E quei cronisti… sembravano più allupati del sig. Pingitore!

Un esempio di depravazione sconcertante, non paragonabile neppure a quello vissuto dalla bella attrice. Se non altro, lì c’era in ballo un sentimento non ricambiato, e di certo una mente malata che bisognava sì mettere nelle condizioni di non nuocere, ma che in fondo, per questo, avrebbe diritto ad un minimo di comprensione. Ma ad Avetrana a perseguitare non sono innamorati respinti affetti da turbe mentali, ma sciacalli a caccia di uno scoop sulla pelle di gente provata duramente. È terribile avere un congiunto assassinato. Credo che sia altrettanto terribile avere un congiunto assassino. Sinceramente, non so quale delle due condizioni mi addolorerebbe di più. In questo caso, sono persone che stanno vivendo entrambi i drammi. E per questo sono oggetto di assedio, caccia spietata, persecuzione volta a costruire sul loro tormento uno spettacolo immondo da dare in pasto al mondo intero.

Non voglio stare qui a disquisire sulla differenza che c’è fra diritto di cronaca e speculazione, fra informazione e spettacolo, fra giusta indagine e melmosi rimescolii, esperti molto più qualificati di me lo fanno (inutilmente) ormai da tempo. Quello che voglio denunciare è la disparità di trattamento che ho rilevato, in due reportage distinti della stessa edizione di un giornale televisivo, fra quello riservato ad un’attrice bella e famosa, protetta, com’è giusto, contro gli attacchi di uno squilibrato, e quello destinato a delle persone colpite in maniera atroce nei loro affetti più cari e vittime di stalking, altrettanto odioso, non di nascosto, con email riservate, telefonate o pedinamenti lungo strade buie, ma alla luce del sole, e sotto gli occhi di milioni di telespettatori, senza alcuna protezione. Perché questa differenza?

Forse perché la Hunziker ha sporto denuncia e quella poveraccia nel video no? Ma perché, se viene ripreso un reato c’è bisogno di una querela per mettere in  moto la macchina della giustizia? Se una telecamera, sia quella di un reporter o quella di un sistema di sorveglianza, filma una rapina, uno scippo, un’aggressione, un omicidio, c’è bisogno di un’istanza su carta bollata per attendersi un intervento da parte dell’autorità giudiziaria? Qui, come minimo, si ravvisa una violazione alla privacy, ma in Italia si sa, gli unici ad aver diritto a vedersela protetta sono i delinquenti. Ma se, riporto testualmente, “… una volta che il no diventa definitivo, una volta accertato che la persona che ti sta a cuore non ricambia i tuoi interessi, che la tua presenza, ormai, provoca un senso di disagio, di sofferenza, anche di paura… e basta! Allupato o no, cambia strada, o finisci, giustamente, in galera…”. L’avevo detto prima, a proposito della Hunziker, e suppongo si fosse, su questo, tutti d’accordo. O si ha paura delle speculazioni che si potrebbero fare se le manette scattassero ai polsi di quegli sciacalli, tirando fuori la solita storiella sulla libertà di stampa e sul diritto di cronaca? Sì, possibile, perché qualche testa di… legno capace di sostenere che quello sia giornalismo da qualche parte salta fuori di sicuro. Ma può essere questo un buon motivo per lasciare delle vittime di eventi dolorosi libere di essere perseguitate impunemente? O se qualcuno ha un assassino in famiglia, anziché essere lasciato solo nel suo dolore, è giusto che paghi anche per colpe che non ha commesso?

O, alla fine, chissenefrega, di loro e del tuo ego, e sta’ un po’ zitto e lasciami godere lo spettacolo?

In questa Italia, nonostante i sorrisi ammiccanti e le promesse  di un presente e di un futuro felice da parte di conduttori televisivi, giornalisti prezzolati e politici patetici, la tensione sociale è ormai a livelli altissimi. L’ultimo episodio si sta verificando a Terzigno (Na) contro la preannunciata discarica.

Scontri con la polizia, sassaiole, violenze di tutti i tipi si sono registrate in questi giorni. Ultimo episodio, in ordine di tempo, si è verificato giovedi 21 ottobre in Via Zabatta, dopo la notizia dell’apertura della discarica di Cava Vitiello nonostante le parole del sindaco di Terzigno Domenico Auricchio: «Noi siamo vicini alla protesta e vicino ai cittadini. Come ho già detto ai manifestanti sul tetto, Cava Vitiello non sarà aperta». A seguito di questa rabbia collettiva il sindaco non ha però trovato di meglio da dire che «Berlusconi troverà la soluzione al problema».

Come al solito questo sito vuole cercare di analizzare il problema e non sottostare alle parole d’ordine che circolano nei mass media legati a questo o a quel partito politico. La questione non riguarda infatti solo e soltanto Terzigno che, è doveroso però ricordarlo, derivano anche dalle menzogne di questo governo nei confronti del problema della spazzatura di Napoli. Dopo che per anni abbiamo assistito a scene degne del teatro dell’assurdo in cui gli esponenti di questo governo affermavano di aver fatto sparire la spazzatura a Napoli e quelli della cosiddetta opposizione si vantavano il merito di questa conquista, veniamo a sapere (ma lo sapevano tutti!) che la spazzatura a Napoli non era affatto sparita ed è necessaria una discarica.

A parte questo problema, dicevamo, vorremmo però affrontare il problema delle discariche in questo Paese considerando inaccettabile che tale confronto venga visto solo ed esclusivamente come un problema di “ordine pubblico” e non si riesca a discutere culturalmente di tale questione. Chiediamo ai nostri lettori: siamo sicuri che il problema della spazzatura si risolva con gli inceneritori e le discariche che, come bene ricorda L’Isde Italia – Associazione dei medici per l’Ambiente, è la meno rispettosa dell’ambiente (e dunque della salute di noi tutti)? Siamo certi che la produzione di ceneri e l’introduzione continua e continuata nell’atmosfera di milioni di fumi e di polvere grossolane e fini costituite da nanoparticelle di sostanze chimiche (metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, diossine e furani, ecc.) non siano una cura peggiore del male? Tale combustione, ricorda sempre l’Isde Italia, trasforma anche i rifiuti innocui (come gli imballaggi e gli scarti di cibo) in composti tossici pericolosissimi.

Tale questione esprime, per l’ennesima volta, l’arretratezza culturale di questo Paese in merito ai problemi della salute dei cittadini, cercando esclusivamente la soluzione più facile, più veloce, più elettoralmente appagante e meno complessa. Sarebbe facile però dare uno sguardo in Europa, dove la questione dei rifiuti viene affrontata in maniera molto diversa, soprattutto attraverso la cosiddetta politica delle “R”: Razionalizzazione, Riduzione della produzione, Raccolta differenziata (che in Paesi come l’Austria, la Germania e la Svizzera ha praticamente eliminato il conferimento in discarica dei rifiuti non trattati), Riciclaggio, Riuso, Riparazione, Recupero.

Comprendiamo benissimo come queste parole, in un Paese ed in un mondo in cui il consumismo e lo sviluppo incontrollato ed insostenibile siano i principali stili di vita, tali parole possano sembrare fuori tono. Lo comprendiamo benissimo. Possiamo però chiedere ai nostri indulgenti lettori di provare a pensarci e discuterne. Ovviamente dopo aver disquisito sul fondamentale tema per la vita di noi tutti della riforma elettorale.