Diritto di cronaca, stalking, e sciacallaggio

Pubblicato: 22 ottobre 2010 in Cronaca
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di Raf  Derose

 

Vorrei essere più veloce. A scrivere, intendo. Ma il tempo è tiranno, e visto che non è la scrittura a darmi da vivere, ho delle priorità da rispettare. Così spesso sono costretto a rinunciare a molte occasioni per dire la mia su fatti di attualità, perché l’articolo o lo tiri fuori subito, o perde di interesse, di significato. Probabilmente la cosa non dispiacerà a nessuno, e non sarà per questo che il mondo andrà a rotoli, ma il mio ego ne soffre… ed io voglio un sacco di bene al mio ego. In questo caso farò un’eccezione. Anche se il riferimento è vecchio di qualche giorno, mi pare che la cosa perduri, per cui credo abbia ancora senso parlarne… oltre al fatto che mio ego, stavolta, non vuole proprio saperne di starsene zitto e buono ad attendere un’altra occasione.

Mi riferisco ad un paio di reportage andati in onda qualche sera fa (18/10/2010) in un Tg. Non ha importanza quale. Ma se a qualcuno interessa, qui c’è il link al video che mi ha fatto incavolare: http://www.video.mediaset.it/video/tg5/servizio/186846/se-coinvolte-si-pentano-ora.html#tc-s1-c1-o1-p17

Parto dal secondo dei due servizi, che riguardava una buona notizia. Sono rare, ma qualche volta succede:  “Arrestato lo stalker di Michelle.”Michelle sarebbe la Hunziker, perseguitata da mesi da un tizio che le aveva messo gli occhi addosso. Oddio, non sarà stato certo il primo ad aver messo gli occhi sulla bella Michelle, e non sarà certo l’ultimo, ma una cosa è mandare una scatola di cioccolatini o un mazzo di fiori, un’altra torturare l’oggetto del proprio desiderio con appostamenti, pedinamenti e quant’altro.

Ho capito, ti piaceva; provaci, mi pare giusto; se ti dice no la prima volta, magari insisti un po’, cambia tattica, mostra il tuo lato migliore, chissà che cambi idea… fin qui, mi pare che siamo nella normalità. Ma una volta che il no diventa definitivo, una volta accertato che la persona che ti sta a cuore non ricambia i tuoi interessi, che la tua presenza, ormai, provoca un senso di disagio, di sofferenza, anche di paura… e basta! Allupato o no, cambia strada, o finisci, giustamente, in galera. Immagino che fin qui siamo tutti d’accordo.

Un discorso che cozza però in maniera impressionante con quanto assistito nel primo dei due servizi di cui sto parlando.

Stavolta non ci sono belle figliole perseguitate, in giro… o meglio, ve n’era una, ed è morta. E c’è un mostro assassino, pare. Pare, forse, addirittura due. E non c’è alcun lieto fine. Ma il documento presentato non riguarda né la vittima, né il suo, o i suoi, assassino/i. C’è solo la ripresa di alcuni momenti di ordinaria follia, di osceno delirio, di morbosa persecuzione, da parte di un branco di curiosi e di giornalisti che da giorni assediano una casa per riprendere scene prive di qualsiasi contenuto informativo, ma volte a soddisfare (o ad istigare?) il voyeurismo di un pubblico incapace di rendersi conto che sono ben altri i problemi di cui farebbe bene ad occuparsi. Una folla di avvoltoi appostati davanti ad un cancello che impediscono il transito agli abitanti della casa, e che anzi gli planano addosso per strappare dichiarazioni superflue, per registrare comportamenti e stati d’animo che chiunque avrebbe il diritto di tenere per sé, e non dare in pasto a migliaia di sconosciuti smaniosi come lo stalker di Michelle, ma per motivi molto meno comprensibili e giustificabili. L’arrivo di una donna, una parente di vittima e carnefice, non so chi fosse né mi interessa, che prima implora e poi urla disperata (e inutilmente) di essere lasciata in pace… Non me ne voglia la signora, ma paragonarla alla Hunziker mi sembra un azzardo. Ma cos’altro era, quella scena, se non un episodio di vero e proprio stalking? E quei cronisti… sembravano più allupati del sig. Pingitore!

Un esempio di depravazione sconcertante, non paragonabile neppure a quello vissuto dalla bella attrice. Se non altro, lì c’era in ballo un sentimento non ricambiato, e di certo una mente malata che bisognava sì mettere nelle condizioni di non nuocere, ma che in fondo, per questo, avrebbe diritto ad un minimo di comprensione. Ma ad Avetrana a perseguitare non sono innamorati respinti affetti da turbe mentali, ma sciacalli a caccia di uno scoop sulla pelle di gente provata duramente. È terribile avere un congiunto assassinato. Credo che sia altrettanto terribile avere un congiunto assassino. Sinceramente, non so quale delle due condizioni mi addolorerebbe di più. In questo caso, sono persone che stanno vivendo entrambi i drammi. E per questo sono oggetto di assedio, caccia spietata, persecuzione volta a costruire sul loro tormento uno spettacolo immondo da dare in pasto al mondo intero.

Non voglio stare qui a disquisire sulla differenza che c’è fra diritto di cronaca e speculazione, fra informazione e spettacolo, fra giusta indagine e melmosi rimescolii, esperti molto più qualificati di me lo fanno (inutilmente) ormai da tempo. Quello che voglio denunciare è la disparità di trattamento che ho rilevato, in due reportage distinti della stessa edizione di un giornale televisivo, fra quello riservato ad un’attrice bella e famosa, protetta, com’è giusto, contro gli attacchi di uno squilibrato, e quello destinato a delle persone colpite in maniera atroce nei loro affetti più cari e vittime di stalking, altrettanto odioso, non di nascosto, con email riservate, telefonate o pedinamenti lungo strade buie, ma alla luce del sole, e sotto gli occhi di milioni di telespettatori, senza alcuna protezione. Perché questa differenza?

Forse perché la Hunziker ha sporto denuncia e quella poveraccia nel video no? Ma perché, se viene ripreso un reato c’è bisogno di una querela per mettere in  moto la macchina della giustizia? Se una telecamera, sia quella di un reporter o quella di un sistema di sorveglianza, filma una rapina, uno scippo, un’aggressione, un omicidio, c’è bisogno di un’istanza su carta bollata per attendersi un intervento da parte dell’autorità giudiziaria? Qui, come minimo, si ravvisa una violazione alla privacy, ma in Italia si sa, gli unici ad aver diritto a vedersela protetta sono i delinquenti. Ma se, riporto testualmente, “… una volta che il no diventa definitivo, una volta accertato che la persona che ti sta a cuore non ricambia i tuoi interessi, che la tua presenza, ormai, provoca un senso di disagio, di sofferenza, anche di paura… e basta! Allupato o no, cambia strada, o finisci, giustamente, in galera…”. L’avevo detto prima, a proposito della Hunziker, e suppongo si fosse, su questo, tutti d’accordo. O si ha paura delle speculazioni che si potrebbero fare se le manette scattassero ai polsi di quegli sciacalli, tirando fuori la solita storiella sulla libertà di stampa e sul diritto di cronaca? Sì, possibile, perché qualche testa di… legno capace di sostenere che quello sia giornalismo da qualche parte salta fuori di sicuro. Ma può essere questo un buon motivo per lasciare delle vittime di eventi dolorosi libere di essere perseguitate impunemente? O se qualcuno ha un assassino in famiglia, anziché essere lasciato solo nel suo dolore, è giusto che paghi anche per colpe che non ha commesso?

O, alla fine, chissenefrega, di loro e del tuo ego, e sta’ un po’ zitto e lasciami godere lo spettacolo?

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