Mario Monicelli un comunista e un uomo vero

Pubblicato: 12 dicembre 2010 in Uncategorized
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Lunedì 1° dicembre, alle ore 21, uno dei più grandi registi del cinema italiano, Mario Monicelli, si è suicidato a 95 anni lanciandosi dal reparto di urologia dell’ospedale San Giovanni di Roma.

E’ dovere primario oggi, al di là di ogni considerazione sulla sua fine tragica, rendere onore ad un grande uomo, ad un grande regista, ad un comunista.

Mario Monicelli, infatti, contrariamente a tanti suoi colleghi, mai ha rinnegato i suoi valori e le sue idee anche quando, come oggi, non gli hanno procurato immediati vantaggi.

Tutta la sua opera cinematografica, del resto, senza mai voler fare un cinema di propaganda (che avrebbe voluto dire fare della cattiva propaganda e del cattivo cinema), ha trattato temi quali l’amicizia, la solidarietà verso gli ultimi, la lotta contro l’arroganza del potere contro cui ribellarsi era, ed è, un dovere morale:

La speranza è una trappola inventata dai padroni. Bisogna avere il coraggio  di ribellarsi e cercare il riscatto  che in Italia non c’è mai stato.

Da I ragazzi della via Pal(1934) a La Grande guerra(1959), da Un borghese piccolo piccolo(1977) fino a Parenti serpenti(1993) Monicelli, senza rinunciare volontariamente al successo di pubblico, saprà denunciare tutti i vizi della politica e della società italiana dimostrando, ancora una volta, il potere e la forza della cultura. Una cultura che sia autenticamente popolare, senza sciocchi intellettualismi salottieri ma che non si assoggetti neanche pedissequamente all’industria culturale alla ricerca del prodotto da vendere, è infatti uno straordinario strumento di lettura ed interpretazione della realtà e dei rapporti sociali.

Salutiamo quindi Mario Monicelli con le sue ultime parole, in occasione di “Rai per una notte”, edizione speciale della trasmissione “Anno zero” di Michele Santoro (25 marzo 2010), distinguendosi politicamente e moralmente dall’antiberlusconismo volgare che contrariamente a ciò che andava affermando Monicelli, che sia condivisibile o meno il suo pensiero espresso attraverso interventi pubblici e soprattutto la sua arte, non propone alcuna reale proposta di rivolta all’attuale sistema capitalistico vigente:

Come finisce questo film? Non lo so. Io spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione. C’è stata in Inghilterra, in Francia, in Russia, in Germania, dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, che è trecent’anni che è schiavo di tutti. Se vuole riscattarsi, il riscatto non è una cosa semplice. E’ doloroso, esige anche dei sacrifici. Se no, vada alla malora – che è dove sta andando, ormai da tre generazioni.

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