Archivio per la categoria ‘Arte’

Un romanzo che va oltre le logiche commerciali. Un romanzo da leggere, da capire  e da sentire e sullo sfondo la crisi geopolitica tra Occidente ed Oriente.

 

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di Domenico Cara

Monia Gaita, Falsomagro, pp. 138, Guida editore, Napoli 2008

La soluzione utopica di  privilegiare gli accenti su ogni parola scritta è una modalità particolare di questo intenso e colto libro di poesia di Monia Gaita. Non è la sola molteplicità, né intende precisare con la  decisa insistenza la concretezza della stessa ossessione, piuttosto provocatoria verso coloro che dimenticano la realtà simultanea alla logica e all’ambiguità di alcune formalizzazioni testuali e fonetiche, comunque espresse e decomposte.

La vicenda poetica ( e fisica) attraversa l’entità cospicua dei suoi valori mimetici ed emotivi, con un lessico ispirato a graffi da uno zelo mentale inconsueto, disuniforme scrigno strutturalmente a morfologia fusa, ed esercizio buio – luce su aspetti catastrofici e vitali d’irrealtà linguistica, che rimettono in estasi e per azzardi singolari, una voce avvenente ed eversiva, libera e sensuale, che “punge come un’ortica”, eludendo l’abituale ricorso ad ogni appassionata liricità a fomite semplice.

Ecco, dal caleidoscopico volume , due poesie che, con le altre, fondano una trasgressione a intrecci sperimentali, e tutt’altro che sbiaditi:

M’abbévero / alla fontana dei sògni accelerati. / Affògo / nell’abbondanza di rumòri / estési di Carpazi /della séra. // Sentire la speranza / farsi più accòsto al cuòre, / bagnare d’àcqua benédetta / secòndi / dai sentiménti affini.// Alluvionata di dolòre, / con un mantèllo – lòntra vaiolòsi, / cérco corrière – salvazione, / didùncoli / di luce.” (Didùncoli di luce, p. 51);” Nàvigo in pièno ocèano / di tristézza, / òra che l’òcra ròssa del tuo bène / scénde / in mòlli piegoline / grandi di Trasiméno /di diviso. // Vive d’una modèsta rèndita / l’attésa, / di rimontare / cavalli di splendòre. // E occulta le sue còlpe, / pesante d’alalònga, / sempre, / infruttuòso. // Con gli òcchi stràbici / l’amòre / alto di Vallombròsa, / non véde mai fine. // Archi ogivali / nuòvo, / al migliòr offerènte / tra noi, / sopra la dentatura omodònte, / l’obliquità di lune / della résa. (Mòlli piegoline, p. 83). (Nei versi, la parola didùncoli spiega che si tratta di uccelli delle isole Samoa in via di estinzione, e alalònga è un grosso pesce della famiglia dei tonnidi, che può raggiungere il peso di mezzo quintale; omodònte è in zoologia detto degli animali che hanno tutti i denti uguali o simili tra loro).

Si tratta di momenti e movimenti di cristalli mai logori nei versi che qui s’incontrano, e riguardano quei sintagmi e vulnerabili lemmi di barocco – surreale a opposizione procreativa, che incrociano le introverse escavazioni poetiche, come :

un’erogata acqua / di follia, / geomètrica, / a sussurrare: nulla e basta”, “La vita a vòlte / brucia le dàlie al buonumòre, / a vòlte inciampa / leggèra d’almadùr, / dentro una buca di sbagliato

Indubbiamente si tratta di un rifiuto delle innumerevoli normalità, che copiosamente assediano gli stili e le ovvietà datate e uniformi di ogni sia pur cadaverica organizzazione e oltranza in versi, oggi.

La discussione, sulle diffuse radici di queste evidenze inferme e morbose, potrebbe dettare reazioni propulsive nelle generazioni nuove che accolgono spontaneamente ogni genere d’interrogazione, nella cui continuità fanno crescere e sviluppare quel senso di richiamo polemico che i dubbi di qualità intendono scaturire. Colti i capovolgimenti espressivi tra gli effetti di desolazione e il lutto della contemporaneità, per via anche delle essenziali o innumerevoli odissee temporali, l’autrice inscrive tese tracce, ma questa è la sua forma, non dovuta alla mano sinistra, né a falsi o azzurri deformi, facendosi canto (soprattutto nei gustosi incipit).


9° edizione

acqua / water

Ateliersviaduegobbi3

Via dei Due Gobbi 3 – Reggio Emilia

11 – 12 – 13 novembre 2010

EAUX D’ARTIFICE

(artefatti contemporanei)

su progetto e cura di Enzo Campi

GIOV. 11 – VEN. 12 – SAB. 13 novembre dalle 19.30 alle 23.00

PERSONALI  E INSTALLAZIONI

MARIA KORPORAL  – “Ri-nascere in 11 viaggi”

(Un gatto ha sette vite, Interface, Rinascita, Somewhere in outer space, Ovolution, Watch!, Event Horizon, L’uovo ribelle, L’insostenibile irrequietezza del tempo, Elegia di Marzo)

STEFANO MASSARI – “Macchine del diluvio”

MARIA ASSUNTA KARINI – “Youngsters, Ophelia, Abraham’s greenhouse, When blood with blood is paid, Don Chisciotte”

ANGELO LOY Le donne maasai e l’acqua”

ENZO CAMPI – “Eaux d’artifice”

MOSTRE E VIDEO-MOSTRE

Artisti ospiti

FRANCESCA VITALE – “Impronte”

CRISTINA CERMINARA “ Sehnsucht”

Atelieristi

FABRIZIO FONTANELLI, ALESSANDRA ZINI,

LAURA CADELO, EMA CADAR, CLAUDIO ROJAS,

ANDREA MORREALE, MARIA GRAZIA MORATTI (Libreria Interno 3)

VIDEO-POESIA

TIZIANA CERA ROSCO – “Non salvarti”

IRENE ESTER LEO – “Cheveux noirs”

VALENTINA GAGLIONE “Turista dei miei giorni”

SILVIA MOLESINI – “Il bacichirico – Vi hanno fatti che mancate di sguardo”

ENZO CAMPI – “Ipotesi corpo Gesti d’aria e incombenze di luce”

LARA ARVASI – “La platea lamentosa detesta i muti congedi”

VIDEO-ARTE E CORTOMETRAGGI

ANTONIETTA DICORATO –  “Water

MARIANGELA GUATTERI –  “Trilogia

ANDREW PAYNE –  “Weir light 1

MIHAI GRECU –  “Centipede sun

MARCO WEDEL –  “Approaches to loneliness II”

GIUSY CALIA –  “Amore ti prego ricorda”

NADINE POULAIN –  “Mar del Plata Rome by night

DAVIDE RAGONA, DAVIDE SARACENO – “A brand new psycho

GEORGI & CVETAN KRASTEV –  “Water clock

SIMONE DURANTE, ROSITA MARIANI –  “Acquari

CARMEN ROZESTRATEN –  “After the water the clouds

MARIA GRAZIA ESU, FRANCESCA VITALE Tra  terra e cielo”

Giovedì 11 Novembre 2010

INSTALLAZIONI

MARIA KORPORAL –  “La fonte dell’eterna rinascita

PERFORMANCE

ORENZA CARRETTI –  “Punto linea superficie”

RENATO DEGLI ESPOSTI –  “Com’occhio per lo mare”

ISTARIONSCUOLA DI TEATRO CONTEMPORANEO –  “Stati di Exstasi

(Coreografie ANNA ALBERTARELLI, Musiche PAOLA GARAVALDI con LUCIA BONACINI, CHIARA GOLDONI, SILVIA IORI, ROSA LAGIOIA, RITA MOSCA, FEDERICA REVERBERI, SILVIA SCOTTI, PIERLUIGI TEDESCHI, VALENTINA TOSI)

LETTURE

(a cura dell’Associazione Libri ad alta voce)

STEFANO REGGIANI –  “Fra le crepe di un sospiro

Venerdì 12 Novembre 2010

EVENTO SPECIALE

“Impronte sull’acqua”

 

Testi  FRANCESCO MAROTTA

Performer  FRANCESCA CATELLANI

Voce, multivisione e regia  ENZO CAMPI

Presentazione della rivista e delle edizioni LE VOCI DELLA LUNA

con FABRIZIO BIANCHI, MARINELLA POLIDORI

PERFORMANCE

ANNA MARIA MELIGA –  “Flussi e riflussi

TIZIANA CERA ROSCO –  “Non salvarti

MARIANGELA GUATTERI, GIACOMO PREVI, ENZO CAMPI “Intermission”

(Testi inediti tratti da “Il Verbaio – Dettati per (e)stasi  a delinquere” di Enzo Campi)

READING LETTERARIO

con

CHIARA DE LUCA, GIANLUCA CHIERICI, TIZIANA CERA ROSCO, MATTEO FANTUZZI, LUCA ARIANO, LORENZO CHIUCHIU’, ANDREA LEONE, GUIDO MATTIA GALLERANI

 

LETTURE

(a cura dell’Associazione Libri ad alta voce)

 

DIEGO FONTANA, STEFANO LANDINI –  “Scritto nei sassi”

SCRITTURE A CONFRONTO

(a cura di Claudio Bedocchi per il Centro di Poesia Cultura e arte di Reggio Emilia)

STEFANO STURLONI – “Poesie”

ELENA LUSVARDI, ANGELA FONTANA, ANDREA MALAVOLTI, PIERLUIGI TEDESCHI, CLAUDIO BEDOCCHI Le donne negli occhi”

Sabato 13 Novembre 2010

PERFORMANCE

 

C.S.P.

(JACOPO & MATTEO NINNI, NICOLA GENOVESE, CRISTINA CHIEREGATO) –“Chrometica”

SILVIA MOLESINI –  “Un es opaco

READING LETTERARI

 

LUIGI ROMOLO CARRINO –  “Rio Logos (il tema dell’acqua nei libri di L. R. Carrino)”

Presentazione della casa editrice SMASHER

con

ANTONELLA TARAVELLA, JACOPO NINNI, ED WARNER, FABIO OGNIBENE

FRANCO CILLI, DOMENICO D’AMICO – “Razza impura”

SCRITTURE A CONFRONTO

(a cura di Claudio Bedocchi per il Centro di Poesia Cultura e Arte di Reggio Emilia)

 

TIZIANA VERDE –  “Il fazzoletto rosso

GIANCARLO CAMPIOLI  –  “Il canto della pecora”

LETTURE

(a cura dell’Associazione Libri ad alta voce)

 

RENATO CERES, MARCO MAINI DUO –  “Tordi”

Nell’arco del programma :

SELEZIONI DI VIDEO-ARTE tratte dagli archivi del Reggio Film Festival

VIDEO-SCRITTURE tratte da “Di sole voci” (Silvia Rosa), “EN” (Mariangela Guatteri),Ipotesi Corpo” (Enzo Campi), “Vertigini scomposte” (Antonella Taravella)

PER VISIONARE IL PROGRAMMA COMPLETO

DELLA 9° EDIZIONE

DEL REGGIO FILM FESTIVAL

QUI

EVENTO SU FACEBOOK

QUI

 

di Antonietta Gnerre

 

“Le parole – diceva qualcuno – sono pietra, grammaticalizzazione del pensiero, strumento per rendere indimenticabile quella voce interiore che stuzzica ogni nostra azione riflessiva”.

Avrà per titolo NOVEMBRE, ed arriverà in libreria il 17 novembre, l’atteso secondo libro di Domenico Cipriano, a 10 anni dal libro di esordio. Una raccolta di poesie sofferte, che parlano del sisma dell’80, del Sud della penisola, della sua gente, di ricordi, di ricostruzione, di futuro. Quella di Domenico è quindi una poesia donata al rispetto della cose, degli avvenimenti, leale alla sua terra. Percezione, linguaggio, comprensione non potrebbero avvenire se fossimo privi di memoria. Anche la negazione del ricordo, l’oblio, è necessario all’uomo, poiché essa rende possibile la selezione di ciò che dobbiamo conservare nel tempo.

Si tratta di un poemetto già anticipato in parte sulla rivista della Yale University di New York:  Italian Poetry Review, che ora trova la sua pubblicazione nella prestigiosa collana INAUDITA dell’editore Transeuropa.

Le poesie di NOVEMBRE sono ispirate al tragico terremoto del 1980 in Irpinia e parte del Sud della penisola, a 30 anni da quel 23 novembre, di cui così scrisse Moravia:

I sepolti vivi! È uno degli incubi più terrificanti e sentiti, forse perché adombra il ritorno non voluto né previsto al ventre materno non più donatore di vita ma di morte, non più luce ma di tenebre (Alberto Moravia, L’Espresso, 7 dicembre 1980)

La poesia, in questa raccolta, diventa voce e i fatti sono la materia a cui i versi danno significato. Ciò in un’architettura complessa, dove la disposizione dei testi porta a numeri e date diventate ossessive per non cancellare il ricordo, si sviluppa una poesia “sociale”, emotivamente coinvolgente, vera, ispirata da un novembre lontano ma sempre presente. Il libro si avvale della presentazione del Prof. Antonio La Penna.

Originalità della collana, dove uscirà la raccolta di poesie, è che ogni libro d’autore è legato con un CD d’artista. Il lavoro musicale che accompagnerà il libro di Cipriano, sarà il CD di Pippo Pollina dal titolo “Ultimo Volo – orazione civile su Ustica”, un’opera realizzata per ricordare le vittime di Ustica, di cui anche quest’anno ricorrono i 30 anni dalla tragedia. Il CD diventa uno sguardo inedito sulla tragedia di Ustica dal punto di vista dell’unico personaggio in possesso della verità: il DC9 ITAVIA.

Un’opera coinvolgente, in perfetto equilibrio tra musica, teatro e narrazione, per cercare ancora la verità, e perché Ustica non venga mai dimenticata. Un emozionante e originale incontro tra musica e parole, dove alle letture, affidate alla voce recitante di Manlio Sgalambro (il filosofo noto anche come paroliere di Franco Battiato), si intrecciano le canzoni e le musiche di Pippo Pollina, accompagnato dal Palermo Acoustic Quartet e dagli archi della Filarmonica “Arturo Toscanini”.

Riportiamo integralmente un’interessante intervista del nostro collaboratore Antonio Spagnuolo sulla poesia. Considerazioni che trascendono l’ambito ed il pubblico a cui si rivolgono ma che rivestono carattere generale sulla cultura e sull’editoria di questo Paese. Buona lettura!

La Redazione

 

tratto da http://www.poesia2punto0.com/2010/10/11/parola-ai-poeti-antonio-spagnuolo/

 

Antonio Spagnuolo è nato a Napoli il 21 luglio 1931. Presente in numerose mostre di poesia visiva nazionali e internazionali, inserito in diverse antologie, collabora a periodici e riviste di varia cultura. Attualmente dirige la collana “le parole della Sibilla” per le edizioni Kairòs, e la rassegna “Poetrydream” in internet. Nel volume “Ritmi del lontano presente” Massimo Pamio prende in esame le sue opere edite tra il 1974 e il 1990 . Nel volume “Come l’ombra di una nuvola sull’acqua” Plinio Perilli elabora un  saggio sulle ultime pubblicazioni edite tra il 2000 e il 2007. Tradotto in francese, inglese, greco moderno, iugoslavo, spagnolo. Ha pubblicato numerosi volumi di poesia quasi tutti premiati. Di lui hanno scritto numerosi autori fra i quali A. Asor Rosa che lo ospita nel suo “Dizionario della letteratura italiana del novecento“, e nei volumi della “Letteratura Italiana” edizione Einaudi 2007 , Carmine Di Biase nel volume “La letteratura come valore“, Matteo d’Ambrosio nel volume “La poesia a Napoli dal 1940 al 1987“, Gio Ferri nei volumi “La ragione poetica” e “Forme barocche della poesia contemporanea“,  Stefano Lanuzza nel volume “Lo sparviero sul pugno“,  Felice Piemontese nel volume “Autodizionario degli scrittori italiani” , Corrado Ruggiero nel volume “Verso dove“, Alberto Cappi nel volume “In atto di poesia“, Ettore Bonessio di Terzet nel volume “Genova-Napoli due capitali della poesia“, Dante Maffia nel volume “La poesia italiana verso il nuovo millennio”, Sandro Montalto in “Forme concrete della poesia contemporanea” e “Compendio di eresia”,  Ciro Vitiello nel volume “Antologia della poesia italiana contemporanea”, oltre a L. Fontanella , M.Lunetta, G. Manacorda , Gian Battista Nazzaro , G. Panella, G. Raboni ,  e molti altri .

Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?

Domanda piuttosto contorta ! E’ oltremodo difficile poter esaminare lo “stato di salute” della attuale poesia italiana. Si affacciano all’agone troppe firme che spesso sono insignificanti, o diverse firme che , sostenute da una editoria così detta “grande”, vengono accettate come punti di riferimento , nel mentre non sono altro che poca cosa , sia per i contenuti, che per le forme di scrittura. Attualmente possiamo incontrare qualche ottimo elemento nella piccola editoria , che viene regolarmente sconosciuto dalla critica ufficiale. Cosa concludere allora? La poesia attuale naviga in un mare in tempesta , nella ricerca esasperata ed illusoria di essere qualificata , mentre i poeti si arrangiano, chi bene chi difficilmente, nella vana speranza di passare alla storia.

Quando hai pubblicato il tuo primo libro e come hai capito che era il momento giusto? Come hai scelto con chi pubblicare? Cosa ti aspettavi? Cosa ti ha entusiasmato e cosa ti ha deluso?

Il mio primo volume di poesie porta la data del 1953, e fu pubblicato a Milano. Non ero ancora maturo , da ventiduenne, per le battaglie culturali, ma grande fu la sorpresa nel ricevere il “plauso” incondizionato di Umberto Saba, il quale diede il primo avallo alla mia poesia. La scelta dell’editore fu assolutamente casuale…in quanto il volume fu stampato a mie spese!

Se tu fossi un editore cosa manterresti e cosa cambieresti dell’editoria poetica italiana? Cosa si aspettano i poeti dagli editori?

Se fossi un editore ed avessi la indipendenza economica capace di sostenere con la dovuta pubblicità i volumi pubblicati, finalmente dedicherei la mia attenzione a quegli autori che possano dire veramente qualcosa di valido, sia nella personale ricerca, sia nello stile, sia nei contenuti. Negherei a moltissimi pseudo poeti la presenza in “campo” solo perché sono elementi di spicco nella televisione, o sono calciatori affermati, comici, giornalisti di grido, modelle , et similia .
Purtroppo i poeti – ma quali poeti ? – si aspettano dall’editore una ottima distribuzione ed un indiscusso riscontro di critica.

La poesia di domani troverà sempre maggiore respiro nel web o starà in fondo all’ultimo scaffale delle grandi librerie dei centri commerciali? Qual è il maggior vantaggio di internet? E il peggior rischio?

nternet è senza alcun dubbio un veicolo universale che giorno dopo giorno offre ad un pubblico sterminato prodotti che possono essere contemporaneamente validi o di scarto. Il difficile è proprio saper ritrovare la “PERLA” nella massa informe. Purtroppo non esiste un “giudice” unico che sappia discernere e selezionare, per cui possiamo incontrare la poesia più indegna offerta come esempio di poesia da eternare.

Pensi che attorno alla poesia – e all’arte in genere – si possa costruire una comunità critica, una rete sempre più competente e attenta, in grado di giudicare di volta in volta il valore di un prodotto culturale? Quale dovrebbe essere il ruolo della critica e dei critici rispetto alla poesia ed alla comunità alla quale essa si rivolge?

Assistiamo atterriti ad un crescendo negativo intorno alla “critica”. Ormai le recensioni,  i saggi, le presentazioni sono quasi esclusivamente dettate da uno scambio di favori personali. Do ut des , maledettamente presente sia nelle riviste che si presentano come punti di riferimento, sia in alcuni volumi che vengono stampati con il beneplacito del favoritismo. Sono decenni che non leggo una bella e franca “stroncatura” , valida sia per il lettore che per gli autori.

Il canone è un limite di cui bisognerebbe fare a meno o uno strumento indispensabile? Pensi che nell’attraversamento della tradizione debba prevalere il rispetto delle regole o il loro provocatorio scardinamento?

«La poesia è (anche) libertà: non può esistere la poesia non libera».  In astratto  ci dobbiamo intendere su che tipo di libertà essa offre, a chi, a quanti. Che sia in fondo soltanto (!) libertà di scrivere, una cioè delle tante libertà di cui milioni  di persone non godono e che convive con sfruttamenti,  oppressioni, guerre, ecc. Il canone è un limite non indispensabile. La tradizione va rispettata, studiata, assorbita, rielaborata, rinnovata, riscoperta.

In un paese come il nostro che ruolo dovrebbe avere un Ministro della Cultura? Quali sono, a tuo avviso, i modi che andrebbero adottati per promuovere la buona Letteratura e, in particolare, la buona poesia?

Quis custodet custodem? Molto difficile immaginare un ministro della cultura capace di offrire e promuovere una buona Letteratura. Dovrebbe essere il primo ad avere un bagaglio culturale di notevole spessore, tale da concepire programmi seri e severi. Ma l’esperienza, specialmente attuale, ci fa incontrare elementi che non sanno nemmeno dove abita la “cultura”.

Quali sono i fattori che più influiscono – positivamente e negativamente – sull’educazione poetica di una nazione? Dove credi che vi sia più bisogno di agire per una maggiore e migliore diffusione della cultura poetica? Chi dovrebbe farlo e come?

Sempre ed unicamente in seno alla scuola . La scuola soltanto sa , o dovrebbe sapere, preparare i giovani alla ricerca della buona letteratura. Naturalmente non è secondo il ruolo della famiglia. Ma anche qui siamo allo sfascio, quando si incontrano elementi che navigano nella nullità più deteriore.

Il poeta è un cittadino o un apolide? Quali responsabilità ha verso il suo pubblico? Quali comportamenti potrebbero essere importanti?

Il poeta è un cittadino come tutti gli altri, ma un cittadino che possiede le capacità di creare l’immaginabile e proporlo come lievito per il futuro. Le sue responsabilità (ma come facciamo a parlare di responsabilità se abbiamo constatato che il pubblico della poesia non esiste?), le sue responsabilità sono semplici: parlare al prossimo così come parlò Cristo ai suoi discepoli, proponendo valori morali, sociali, disciplinari, fantasiosi, immersi nel fascino della parola anche non detta

Credi più nel valore dell’ispirazione o nella disciplina? Come aspetti che si accenda una scintilla e come la tieni accesa?

Non credo nella “ispirazione” . Credo nell’eco che un verso riesce a produrre nelle mie circonvoluzioni cerebrali, aprendo quei segreti nascosti nel subconscio per creare passo dopo passo una lirica che sia attendibile e corposa. La scintilla si accende ad ogni passo, basta riconoscerla e appropriarsene.

Scrivi per comunicare un’emozione o un’idea? La poesia ha un messaggio, qualcosa da chiedere o qualcosa da dire?

Per lo più scrivo per comunicare un’emozione. Tutta la vita è una continua emozione che bisogna comprendere, assecondare, ripetere. Il messaggio nasce poi come metabolizzazione esistenziale, molto spesso intensamente informale.

Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?

Domanda piuttosto contorta ! E’ oltremodo difficile poter esaminare lo “stato di salute” della attuale poesia italiana. Si affacciano all’agone troppe firme che spesso sono insignificanti, o diverse firme che , sostenute da una editoria così detta “grande”, vengono accettate come punti di riferimento , nel mentre non sono altro che poca cosa , sia per i contenuti, che per le forme di scrittura. Attualmente possiamo incontrare qualche ottimo elemento nella piccola editoria , che viene regolarmente sconosciuto dalla critica ufficiale. Cosa concludere allora ? La poesia attuale naviga in un mare in tempesta , nella ricerca esasperata ed illusoria di essere qualificata , mentre i poeti si arrangiano, chi bene chi difficilmente, nella vana speranza di passare alla storia.

Quando hai pubblicato il tuo primo libro e come hai capito che era il momento giusto? Come hai scelto con chi pubblicare? Cosa ti aspettavi? Cosa ti ha entusiasmato e cosa ti ha deluso?

Il mio primo volume di poesie porta la data del 1953, e fu pubblicato a Milano. Non ero ancora maturo , da ventiduenne, per le battaglie culturali, ma grande fu la sorpresa nel ricevere il “plauso” incondizionato di Umberto Saba, il quale diede il primo avallo alla mia poesia. La scelta dell’editore fu assolutamente casuale…in quanto il volume fu stampato a mie spese!

Se tu fossi un editore cosa manterresti e cosa cambieresti dell’editoria poetica italiana? Cosa si aspettano i poeti dagli editori?

Se fossi un editore ed avessi la indipendenza economica capace di sostenere con la dovuta pubblicità i volumi pubblicati finalmente dedicherei la mia attenzione a quegli autori che possano dire veramente qualcosa di valido, sia nella personale ricerca, sia nello stile, sia nei contenuti. Negherei a moltissimi pseudo poeti la presenza in “campo”, solo perché sono elementi di spicco nella televisione, o sono calciatori affermati, comici, giornalisti di grido, modelle , et similia .
Purtroppo i poeti – ma quali poeti ? – si aspettano dall’editore una ottima distribuzione ed un indiscusso riscontro di critica.

La poesia di domani troverà sempre maggiore respiro nel web o starà in fondo all’ultimo scaffale delle grandi librerie dei centri commerciali? Qual è il maggior vantaggio di internet? E il peggior rischio?

Internet è senza alcun dubbio un veicolo universale che giorno dopo giorno offre ad un pubblico sterminato prodotti che possono essere contemporaneamente validi o di scarto. Il difficile è proprio saper ritrovare la “PERLA” nella massa informe. Purtroppo non esiste un “giudice” unico che sappia discernere e selezionare, per cui possiamo incontrare la poesia più indegna offerta come esempio di poesia da eternare.

Pensi che attorno alla poesia – e all’arte in genere – si possa costruire una comunità critica, una rete sempre più competente e attenta, in grado di giudicare di volta in volta il valore di un prodotto culturale? Quale dovrebbe essere il ruolo della critica e dei critici rispetto alla poesia ed alla comunità alla quale essa si rivolge?

Assistiamo atterriti ad un crescendo negativo intorno alla “critica” . Ormai le recensioni,  i saggi, le presentazioni sono quasi esclusivamente dettate da uno scambio di favori personali. Do ut des , maledettamente presente sia nelle riviste che si presentano come punti di riferimento, sia in alcuni volumi che vengono stampati con il beneplacito del favoritismo. Sono decenni che non leggo una bella e franca “stroncatura” , valida sia per il lettore che per gli autori.

Il canone è un limite di cui bisognerebbe fare a meno o uno strumento indispensabile? Pensi che nell’attraversamento della tradizione debba prevalere il rispetto delle regole o il loro provocatorio scardinamento?

«La poesia è (anche) libertà: non può esistere la poesia non libera».  In astratto  ci dobbiamo intendere su che tipo di libertà essa offre, a chi, a quanti. Che sia in fondo soltanto (!) libertà di scrivere, una cioè delle tante libertà di cui milioni  di persone non godono e che convive con sfruttamenti,  oppressioni, guerre, ecc. Il canone è un limite non indispensabile. La tradizione va rispettata, studiata, assorbita, rielaborata, rinnovata, riscoperta.

In un paese come il nostro che ruolo dovrebbe avere un Ministro della Cultura? Quali sono, a tuo avviso, i modi che andrebbero adottati per promuovere la buona Letteratura e, in particolare, la buona poesia?

Quis custodet custodem ? Molto difficile immaginare un ministro della cultura capace di offrire e promuovere una buona Letteratura. Dovrebbe essere il primo ad avere un bagaglio culturale di notevole spessore, tale da concepire programmi seri e severi. Ma l’esperienza, specialmente attuale, ci fa incontrare elementi che non sanno nemmeno dove abita la “cultura”.

Quali sono i fattori che più influiscono – positivamente e negativamente – sull’educazione poetica di una nazione? Dove credi che vi sia più bisogno di agire per una maggiore e migliore diffusione della cultura poetica? Chi dovrebbe farlo e come?

Sempre ed unicamente in seno alla scuola . La scuola soltanto sa , o dovrebbe sapere, preparare i giovani alla ricerca della buona letteratura. Naturalmente non è secondo il ruolo della famiglia. Ma anche qui siamo allo sfascio, quando si incontrano elementi che navigano nella nullità più deteriore.

Il poeta è un cittadino o un apolide? Quali responsabilità ha verso il suo pubblico? Quali comportamenti potrebbero essere importanti?

Il poeta è un cittadino come tutti gli altri, ma un cittadino che possiede le capacità di creare l’immaginabile e proporlo come lievito per il futuro. Le sue responsabilità (ma come facciamo a parlare di responsabilità se abbiamo constatato che il pubblico della poesia non esiste?), le sue responsabilità sono semplici: parlare al prossimo così come parlò Cristo ai suoi discepoli, proponendo valori morali, sociali, disciplinari, fantasiosi, immersi nel fascino della parola anche non detta

Credi più nel valore dell’ispirazione o nella disciplina? Come aspetti che si accenda una scintilla e come la tieni accesa?

Non credo nella “ispirazione” . Credo nell’eco che un verso riesce a produrre nelle mie circonvoluzioni cerebrali, aprendo quei segreti nascosti nel subconscio per creare passo dopo passo una lirica che sia attendibile e corposa. La scintilla si accende ad ogni passo, basta riconoscerla e appropriarsene.

Scrivi per comunicare un’emozione o un’idea? La poesia ha un messaggio, qualcosa da chiedere o qualcosa da dire?

Per lo più scrivo per comunicare un’emozione. Tutta la vita è una continua emozione che bisogna comprendere, assecondare, ripetere. Il messaggio nasce poi come metabolizzazione esistenziale, molto spesso intensamente informale.

Cosa pensano della poesia le persone che ami?

Ahimè ! E’ tanto difficile trovare chi ami e comprenda la poesia.

Sei costretto a dividere il tempo che più volentieri dedicheresti alla poesia con un lavoro che con la poesia ha davvero poco a che fare? Trovi una contraddizione in chi ha la fortuna di scrivere per mestiere? Come vivi la tua condizione?

Fortunatamente oggi sono in pensione e, dopo tanti e tanti anni di lavoro, posso dedicarmi interamente alla poesia. Le mie giornate sono ricche ed il tempo scorre veloce tra contatti , interventi, prefazioni, presentazioni, corrispondenza, scrittura , lettura, incontri. In particolar modo curo i più giovani nella speranza di realizzare con loro migliori esperienze. Il mio Blog ( http://poetrydream.splinder.com ) viene visitato quotidianamente da centinaia di utenti, e in esso cerco di presentare autori che hanno qualcosa da dire. Non sempre chi scrive per mestiere produce ottima letteratura !

Cosa speri per il tuo futuro? E per quello della poesia? Cosa manca e cosa serve alla poesia ed ai poeti oggi?

Cosa sperare per il futuro ? Ormai non sono più in età da programmare futuro a lunghe scadenze. Quello che ho sperato per tutta la vita rimane ancora una graziosa illusione: vedere le librerie stracolme di volumi di poesia, di vera poesia, e sapere che il pubblico finalmente conosce ed apprezza la poesia. Ma come ci si illude ? E’ purtroppo vero che i giovani poeti non conoscono a fondo i poeti che ci hanno preceduto, né conoscono tutte le militanze che hanno fatto valida una poesia precedente.