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di Stefano Reggiani

 

Fino a che punto possiamo considerare la tenacia di una persona “anacronistica”? Si può, al giorno d’oggi, rimanere fermi sulle proprie posizioni in nome dell’appartenenza contro il mondo che corre senza fermarsi? Io credo di sì e l’ho visto con i miei occhi.

Vado allo stadio da quando avevo più o meno cinque anni. Pertanto conosco il significato della frase “senso di appartenenza”, per lo meno dal punto di vista sportivo. Sedici anni fa trasferirono lo stadio di casa della Reggiana dal centro città alla periferia esterna che guarda verso l’aperta campagna. Costruirono un impianto all’avanguardia per l’epoca. La Reggiana era in serie A e si poteva vantare di un impianto del genere. Poi la situazione societaria crollò e nel giro di qualche anno la squadra si ritrovò nella vecchia C1. Tutte queste traversie fino al 2005 quando la società fallì definitivamente e grazie al famoso lodo Petrucci poté proseguire la sua avventura dalla serie C2. Il Lodo Petrucci era una specie di manna che ti consentiva di non ripartire dalla categoria più bassa calcisticamente parlando: la 3a categoria. Esattamente di fianco allo stadio si trova una vecchia casa abitata da due sorelle anziane. Due vecchiette dall’invidiabile acume. Durante ogni partita casalinga della Reggiana aprono il loro cancello e fanno entrare le macchine dei tifosi per parcheggiare. Costo dell’operazione: 2 € ad automobile. Tutto è filato via liscio per anni. Si trattava in fondo di fare un piccolo arrotondamento alla pensione. Diciamo che c’è di peggio via. Tutto bene fino a quando la zona dello stadio è stata ampliata con un grande centro commerciale provvisto di cinema multisala e palestra. Adesso dire che la loro casetta è d’impiccio per i piani espansivi dei proprietari si tratterebbe di un eufemismo.

E’ domenica e non ho nulla da fare. Non ho voglia di stare in casa anche se il clima è quello padano degli autunni migliori. Decido di andare allo stadio. La Reggiana ha appena cambiato proprietà e sono curioso di fiutare i nuovi propositi. Ammesso che ce ne siano. Nel 90% dei casi questi cambi societari sono vere e proprie fregature. Fuori c’è un’umidità che fa sembrare le ossa di marzapane. Faccio il solito tragitto e arrivo davanti alla casa delle simpatiche vecchiette. Ma vedo che il cortile è vuoto. La prima cosa che mi viene in mente è il fatto che siano schiattate tutte e due. Però vedo che il cancello è aperto. Entro a parcheggiare. Due macchine mi seguono. Di solito una delle due anziane è sempre alla finestra per incassare e coordinare le operazioni ma la finestra è chiusa. Scendo dalla macchina e suono il campanello. Nessuno risponde fino a quando sento la finestra aprirsi. Sbuca la testa della più giovane fra le due. Ha gli occhi tristi. E’ la prima volta che la vedo così. “Lo sa che quelli della partita non vogliono che vi faccia parcheggiare qui?”. Io la guardo stranito. “E come mai signora?”. “Mi hanno detto che non vi posso fare pagare” mi dice lei. “E se io volessi offrirle il caffè?” risposi allungandole i canonici 2 euro. “Ah guardi se la fermano più avanti dica che è mio ospite”. Poi inizia a sfogarsi dicendomi che le stanno montando una pressione psicologica tale da dover lasciare la casa dove è nata e cresciuta. “L’altro giorno è venuto un idraulico a farmi un lavoretto, è uscito con 100 euro senza fattura. A quello però non gli dicono niente! Che mi mandino la finanza!”. Mentre parlava aveva un occhio che ballava per la tensione. “Non si preoccupi signora, gli dirò che sono suo ospite” tagliai corto perché dovevo ancora acquistare il biglietto e con le procedure moderne può voler dire una mezz’ora di coda alla biglietteria.

Proseguii il mio cammino verso lo stadio voltandomi di frequente verso la casa delle due anziane. Ormai stavano costruendo quasi sopra la loro testa. L’espansione edilizia dell’area era eloquente, quasi inevitabile. Dovevano sloggiare prima o poi, era solo questione di tempo. Il problema è che loro erano nate lì e non avevano nessun motivo per andarsene. A quale cifra potevano essere comprate? Forse nessuna. Gli organizzatori hanno messo perfino uno steward davanti l’entrata di casa loro per evitare che le macchine si fermino lì a parcheggiare. Chi cederà per primo? Il nuovo che avanza per espandere la nuova area commerciale o il senso di appartenenza del vecchio che da lì non si vuole muovere? La guerra ormai è aperta e il nuovo usa metodi sporchi ma probabilmente non conosce bene la tenacia di chi ha di fronte. A questo punto la partita diventa un contorno. Il vero è scontro è lì. Per intenderci, alle due anziane verrebbe offerta una bella sommetta per andarsene ma io credo che in questo caso non vi sia alcun prezzo pattuibile.

Al prossimo rifiuto delle due anziane verrà sganciata la prima bomba atomica su Reggio Emilia e io vedrò il fungo dalla mia finestra.

 


 


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