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27/11/2010 ripreso da Global Voices Online

di Marta Cooper

 

Per la prima volta Luis Inácio Lula da Silva (Lula), il Presidente uscente del Brasile, è stato intervistato da un gruppo di blogger, evento che è stato visto dai più come un importante passo nella continua evoluzione verso il raggiungimento di un sistema di media più democratico nel Paese.

Le due ore di incontro sono state trasmesse online in streaming, permettendo così ai blogger di participare all’evento via webcam mediante Twitter. Nel corso dell’appuntamento con l’ex Presidente, sono stati affrontati argomenti scottanti tra cui la riforma politica dello Stato, l’aborto, i problemi legati alla corruzione e la politica estera brasiliana. La riforma dei mezzi di comunicazione ha avuto una posizione privilegiata nel dibattito e Lula ha affermato:

Eu sou o resultado da liberdade de imprensa neste país. A maior censura que existe é acreditar que a mídia não pode ser criticada.

Io sono il risultato della libertà di stampa in questo Paese. La più potente censura che possa esistere è quella di credere che i mezzi di comunicazione non possano essere criticati per il loro operato.

Il Presidente ha lamentato il diffondersi della disinformazione all’interno del Paese e ha reclamato una più rigida regolamentazione dell’industria mediatica brasiliana. Ha continuato criticando le maggiori testate nazionali per aver diffuso paura nella popolazione, ingigantendo gli effetti della crisi finanziaria globale sul Brasile e indicando false cause alla base del disastro aereo della TAM Airlines avvenuto nel 2007.

Le più importanti testate nazionali brasiliane restano nelle mani di poche famiglie, sulle quali primeggia la famiglia Marinho, che possiede il principale canale di telecomunicazioni, Rede Globo. In stretto contatto con la dittatura militare degli anni 1964-84, Globo ha mantenuto una posizione di equilibrio che le ha permesso di estendere e consolidare il suo controllo su televisioni, film, emittenti radio e stampa.

Spesso i giornali sono stati messi sotto accusa per aver servito interessi politici: il caso più recente si è verificato durante la campagna elettorale per le presidenziali, quando la neo eletta Presidente Dilma Rousseff è risultata vittima di un massacro mediatico. I maggiori quotidiani e le più importanti riviste si sono avventate sul dibattito politico nel periodo del ballottaggio, sfruttando argomenti controversi come religione e aborto e riuscendo a smembrare l’opinione pubblica brasiliana.

Lula è stato intervistato con riferimento alla proposta fatta un anno fa durante la prima Conferenza Nazionale sulla Comunicazione. La necessità di una regolamentazione più efficace, la partecipazione attiva da parte dei cittadini e il controllo da parte della società dei più importanti mezzi di comunicazione erano tra le proposte presentate alla conferenza, rispetto alle quali Lula ha rassicurato i blogger, affermando che saranno presentate al Congresso Brasiliano. Ha poi aggiunto che la questione è adesso nelle mani di Dilma, la quale ha promesso una maggiore libertà di stampa in Brasile durante il discorso di accettazione del mandato, il 31 ottobre.

Per gli spettatori l’appuntamento ha segnato l’esordio di un canale di comunicazione tra i politici e i nuovi media. Un utente web che ha preso parte all’iniziativa attraverso Twitcam, ha definito la sessione “emozionante”. Un noto blogger esperto di temi politici, Rodrigo Vianna, ricordando ai suoi lettori che i “vecchi” media continueranno ad esistere, afferma:

Não sei se os leitores têm dimensão do que isso significa: quebrou-se o monopólio. Internautas puderam perguntar, via twitter. O mundo da comunicação se moveu. Foi simbólico o que vimos hoje.

Non so se i lettori abbiano compreso appieno il significato di quanto è avvenuto: il monopolio è stato spezzato. Attraverso Twitter e Internet gli utenti potranno porre domande. Il mondo della comunicazione ha fatto progressi. Ciò a cui abbiamo assistito oggi ha una valenza simbolica.

Renato Rovai, direttore della rivista liberale di attualità Revista Forum, è stato altrettanto positivo:

Ela entra para a história da cobertura política brasileira.

L’intervista è entrata a far parte della storia della politica brasiliana.

Ed è stata significativa anche la scelta del gruppo di blogger invitati a partecipare, scrive Leandro Fortes, blogger presente all’incontro:

Esse mesmo grupo foi chamado por Serra, no auge da baixaria da campanha eleitoral, de representantes de “blogs sujos”, uma referência nervosa a um tipo de mídia que pegou o tucano, uma criatura artificialmente sustentada pela velha mídia corporativa, no contrapé. Nem Serra, nem ninguém na velha direita brasileira estavam preparados para o poder de reação, análise e crítica da blogosfera e das redes sociais. Matérias falsas, reportagens falaciosas, discursos hipócritas, obscurantismo religioso e a farsa da bolinha de papel, tudo, tudo foi desmontado em poucas horas dentro da internet. Chamar-nos de “sujos” nem de longe nos alcançou como ofensa, pelo contrário. Nós, os “sujos” fizemos a história dessa eleição. Serra e seus brucutus terceirizados sumiram no ralo virtual.

Questo stesso gruppo era stato definito da Serra rappresentante dei “sordidi blog”, al culmine della sua immorale campagna elettorale, facendo un irritante riferimento a quei mezzi di comunicazione rei di aver preso in contropiede il “tucano” [it, Partito della Social Democrazia brasiliana], creatura sostenuta artificialmente dai vecchi mezzi di comunicazione. Né Serra né altri esponenti della vecchia destra brasiliana si aspettavano una simile reazione, analisi e critica da parte della blogosfera e dai social network. Articoli falsi, resoconti fallaci, discorsi ipocriti, oscurantismo religioso e la farsa della pallina di carta ono state svelate in poche ore su Internet. Noi, i “sordidi”, abbiamo fatto la storia di queste elezioni. Serra e i suoi preistorici amici sono scomparsi nelle fogne virtuali.

I partecipanti hanno, però, anche prontamente evidenziato gli insuccessi della sessione. Vianna ha rimarcato che gli argomenti urgenti come i diritti umani, la riforma agraria, la giustizia e la sanità pubblica, non sono stati affrontati nel dettaglio, eclissati dalla discussione sui mezzi di comunicazione. Inoltre è stata lamentata l’assenza di esponenti femminili tra i blogger, anche se Conceição Oliveira, del blog Maria Fro, e Conceição Lemes di Vi o Mundo hanno entrambe participato via Twitcam.

Lula è sembrato convinto del potere della partecipazione attiva dei cittadini attraverso i social media, e ha promesso di scrivere blog e tweet in futuro. Il Brasile è al secondo posto mondiale per numero di utenti di Twitter, superato solo dagli Stati Uniti, e i frequentatori di Internet sono tra i 67 e i 73 milioni. ocial network, piattaforme come Orkut e,in misura minore, Facebook, restano comunque popolari.





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di Simone Aliprandi

Scrivo questo post per lanciare un’idea e raccogliere eventuali commenti a riguardo.
Secondo me avrebbe senso avere una versione europea delle licenze Creative Commons. In fondo sappiamo che il diritto d’autore negli ultimi anni ha subito riforme quasi sempre dettate da direttive europee.
Quindi perchè non avere una versione localizzata delle CC basata sui principi comuni a tutti gli stati dell’UE? Molti autori, che sono attivi nell’ambito dell’Unione Europea e non necessariamente nell’ambito di un solo stato membro, la potrebbero utilizzare. Per farlo sarebbe sufficiente partire dalla già disponibile versione unported e adattarla ai principi contenuti nelle principali direttive europee in materia di diritto d’autore (compreso anche lo spigoloso tema del “diritto sui generis”), lasciando indicazioni più generiche in merito alla legge applicabile.

Il lavoro di redazione e di aggiornamento della licenza verrebbe quindi realizzato da un unico gruppo di lavoro a livello europeo. Mentre i vari gruppi di lavoro attivi nei singoli stati potrebbero semplicemente realizzare delle sezioni integrative da aggiungere alle licenze, nelle quali indicare quelle clausole specificamente rivolte al contesto nazionale e che verrebbero utilizzate solo in quei casi in cui la “vita” dell’opera pubblicata è con certezza limitata all’ambito nazionale. Ovviamente è solo uno spunto; l’idea andrebbe meglio sviluppata. Ma intanto ci tenevo a raccogliere i primi pareri e commenti.