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Tratto da Globalvoicesonline

Articolo scitto da Andy Yee

Bianca Baggiani

 

Il 13 agosto 2010 Noam Chomsky ha tenuto una lezione all’Università di Pechino. all’Università di Pechino.

Chomsky, uno dei maggiori intellettuali pubblici della nostra epoca, è famoso per il suo attivismo politico e i contributi alla linguistica e alla filosofia. L’intervento, intitolato Ai perimetri dell’ordine mondiale: continuità e cambiamento, ha trattato soprattutto delle due minacce prioritarie con cui l’umanità si sta confrontando: le guerre nucleari e il degrado ambientale.  Chomsky, oltre ad aver nuovamente sottolineato la sua visione critica nei confronti degli Stati Uniti, ha anche espresso le sue opinioni sulla Cina. Dal suo punto di vista, i Paesi emergenti come Cina e India hanno ancora molta strada da percorrere prima di poter realmente concorrere con l’America. Di particolare riguardo è il costo ambientale del modello di sviluppo cinese e i numerosi problemi interni e sociali ancora da affrontare. Recentemente, il Southern Metropolitan Daily ha pubblicato un’intervista. Ne pubblichiamo un estratto.

 

La maggioranza dei cinesi ha accettato la globalizzazione e negli ultimi trent’anni molti ne hanno beneficiato in maniera straordinaria, specialmente dopo l’entrata della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Ma sembra che lei non veda la globalizzazione di buon occhio.

Il progresso economico cinese ha poco a che vedere con la globalizzazione, deriva più che altro dal commercio e dalle esportazioni. La Cina, a poco a poco, è diventata un grande Paese esportatore e nessuno, me compreso, può essere contrario alle esportazioni: ma questa non è la globalizzazione. La Cina è diventata lo stabilimento industriale del sistema produttivo del Nord Est asiatico. Se si guarda all’intera regione, la si troverà molto dinamica. Il volume di esportazioni cinese è senz’altro enorme, ma qualcosa ci sfugge: l’export cinese dipende fortemente, a sua volta, dalle esportazioni di Giappone, Corea e Stati Uniti. Questi paesi forniscono alla Cina i componenti e le tecnologie high-tech e quest’ultima ne fa semplicemente l’assemblaggio, etichettando il prodotto finale come “Made in China”. La Cina ha conosciuto uno sviluppo molto rapido, seguendo politiche lungimiranti, ma mentre milioni di persone si stanno risollevando dai livelli di povertà, i costi sostenuti sono alti, vedi il degrado ambientale. Questi [invece di essere affrontati] vengono meramente trasferiti alle generazioni future. Gli economisti non si interessano a tali problematiche, ma questi sono costi che qualcuno dovrà pagare prima o poi: probabilmente saranno i vostri figli o nipoti a doverlo fare. Tuttavia, tutto ciò non ha niente a che vedere con la globalizzazione e l’OMC.

Ritiene che la crescita della Cina provocherà cambiamenti a livello mondiale? La Cina si troverà a giocare il ruolo per ora ancora in mano agli Stati Uniti?

Non credo e nemmeno lo spero. Sperate davvero di vedere una Cina con 800 basi militari marine, che invade e rovescia gli altri governi o commette atti terroristici? E’ quello che l’America sta compiendo attualmente. Penso che questo non potrà avvenire e non avverrà alla Cina. Nè me lo auguro. La Cina sta già cambiando il mondo. Cina e India insieme contano quasi il 50% della popolazione mondiale e stanno continuando il loro percorso di crescita e progresso. Ma, nello specifico, la loro ricchezza rappresenta ancora solo una piccola parte della ricchezza mondiale. Questi paesi hanno ancora molta strada da percorrere e problemi interni molto seri da affrontare, che spero con il tempo si vadano risolvendo. Non ha senso comparare le loro sfere di influenza a livello globale con quelle dei paesi industrializzati. La mia speranza è che possano esercitare qualche influenza positiva, ma questo è da valutare molto attentamente.  La Cina deve domandarsi quale ruolo voglia rappresentare nel mondo. Per fortuna, non sta interpretando il ruolo dell’aggressore con gran capitale di spesa militare ecc., ma le spetta un ruolo da interpretare. E’ un enorme consumatore di risorse, e questo ha i suoi pro e i suoi contro. Per esempio, il Brasile beneficerà economicamente dalle esportazioni verso la Cina, ma allo stesso tempo, la sua economia ne uscirà danneggiata. Per i Paesi che abbondano di risorse, come Brasile e Perù, uno dei problemi da affrontare è la loro dipendenza dalle esportazioni di materie prime, che non rappresenta un buon modello di sviluppo. Per cambiare il modello di sviluppo, devono prima risolvere i loro problemi interni e trasformarsi in produttori essi stessi, non rimanere unicamente esportatori di prodotti primari verso paesi produttori.

Il successo della Cina rappresenta una minaccia per le democrazie occidentali?

Proviamo a fare un paragone storico. La crescita degli Stati Uniti ha rappresentato una minaccia per la democrazia britannica? Gli Stati Uniti hanno gettato le loro fondamenta sul massacro della popolazione indigena e sul sistema dello schiavismo. Possiamo adattare questo modello ad altri paesi? Vorreste che la Cina seguisse questo esempio? E’ altresì vero che gli Stati Uniti si siano poi evoluti in un Paese, per certi aspetti, fortemente democratico, ma la sua democrazia non si è originata da questo modello, che nessuna persona dotata di raziocinio vorrebbe fosse imitato. La Cina sta progredendo, ma non vi è niente che possa dimostrare che il suo sviluppo interno si configuri come una minaccia per l’occidente. Non è lo sviluppo della Cina a rappresentare una sfida per gli Stati Uniti, ma la sua indipendenza. Su questo campo si gioca la vera competizione. E’ palese, leggendo i titoli dei giornali, che l’obiettivo attuale di politica estera statunitense si concentra sull’Iran. Il 2010 è stato ribattezzato “L’anno dell’Iran”. L’Iran viene dipinto come una minaccia per la politica estera degli Stati Uniti e per l’ordine mondiale. Washington ha imposto dure sanzioni unilaterali, ma la Cina non ha fatto lo stesso, non ha mai seguito l’esempio americano, ma al contrario, sostiene le sanzioni dell’ONU, più leggere in materia. Pochi giorni prima che partissi per la Cina, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti le ha rivolto un monito particolarmente interessante: Pechino deve assumersi le sue responsabilità a livello internazionale (cioè, obbedire all’ordine degli Stati Uniti). Queste sono le responsabilità dei cinesi a livello internazionale. Questo è un classico esempio di imperialismo: gli altri Paesi devono agire secondo le nostre richieste e, se non lo fanno, sono irresponsabili. Credo che i funzionari del Ministero degli esteri cinese devono essersi fatti una risata quando hanno letto il messaggio loro rivolto. Ma questa è la logica classica sottesa all’imperialismo. In questo senso, infatti, va letta la rappresentazione dell’Iran come minaccia, proprio per via del fatto che non segue le istruzioni americane. La Cina è una minaccia maggiore, perchè si profila un grosso problema quando una grande potenza rifiuta di obbedire agli ordini. Questa è la sfida lanciata agli Stati Uniti.

 

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22/10/2010 – Ripreso da Global Voices Online

Di John Kennedy – tradotto da Gianluca Pizzigallo

 

Sabato 16 ottobre, nella città di Xi’an , Chengdu e Zhengzhou si sono svolte alcune manifestazioni contro il Giappone, pare organizzate da gruppi universitari via internet, tramite i social network locali. Le proteste hanno preso di sorpresa molte persone, e si sono svolte in contemporanea a un corteo anti-cinese che si svolgeva a Tokyo.

[aggiornamento: China Media Project’s, a cura di David Bandurski, ha parlato qui delle proteste.]

Molte le foto e i tweet [comparsi online] che documentano le manifestazioni, eppure non è ancora del tutto chiaro cosa le abbia provocate. Poco dopo l’accaduto, l’agenzia Xinhua ha tirato in ballo il recente rinfocolarsi del perenne contrasto tra Cina e Giappone riguardo le isole Diaoyu. Nonostante le apparenze lascerebbero intendere che l’evento sia stato organizzato via internet, si trovano pochi post che ne illustrano le motivazioni; inoltre, alcuni post che commentano tali proteste, e anche quelli che parlano di come molti di questi sarebbero stati cancellati vengono a loro volta cancellati.

Qualcuno sa cosa ha innescato le proteste?

Su Twitter, verso le 17.00, alcuni utenti di Chengu commentavano così:

@carlwang87 [zh]: 春熙路的伊藤的玻璃被砸了,要不是警察围着,可能伊藤里面都被砸了

Hanno distrutto la vetrata del negozio Yokado su Chunxi Road. Se non fosse stato per la polizia presente nei dintorni, anche l’interno sarebbe stato devastato.

@carlwang87 [zh]: 哎,游行的人看着就像混混似的,俺拿的索尼照的呢,当时怕怕

Accidenti! I dimostranti sembrano rivoltarsi, ho scattato questa foto con la mia Sony, ma ho avuto paura.

@carlwang87 [zh]: 就是成都香槟广场这,除了一个料理店被砸,还有一个打日本牌子的餐馆被砸,游行的起点也是这 他们转了一圈,回来把这砸了

Qui nella Piazza Champagne di Chengdu, a parte la distruzione di un ristorante di sushi, il vandalismo dei dimostranti si è rivolto anche contro un altro ristorante recante un’insegna giapponese. E’ sempre da qui che è partita la manifestazione: hanno fatto un giro per poi tornare al punto di partenza e darsi alle devastazioni.

@carlwang [zh]: 伊藤门口被警察围着,但是玻璃还是被人用东西砸了http://yfrog.com/mygfcwcj

Nonostante l’ingresso del negozio di Ito Yokado fosse sorvegliato dalla polizia, le persone hanno continuato ad usare oggetti contundenti per spaccare le vetrate.

@carlwang87 [zh]: 香槟广场人山人海,就是上面三楼一个日本料理被砸,二楼一个日本餐馆也被砸

Un mare di gente in Piazza Champagne… qui sono stati distrutti il ristorante di sushi del terzo piano e un altro ristorante giapponese al secondo piano.

Henry Hu, utente Twitter, ha caricato su Flickr molte foto della protesta di Chengdu e ha riportato su Twittern’affermazione rilasciata dai rappresentanti dell’amministrazione di Chengdu in cui si sostiene che gli studenti di tutte le più grandi università hanno preso parte alla protesta. Tra le foto pubblicate da Hu ce n’è una riferita a quanto accaduto a Zhengzhou:

Gli utenti Twitter di Xi’an, tra le 17.00 e le 18.00, commentavano così:

@inxian [zh]: [西安散步]17点前后,钟楼附近的交通部分恢复了。最后一拨人马也开始沿南大街和西大街折返了。

[protesta di Xi’an] Alle 17.00 una grande folla ha iniziato nuovamente ad affluire intorno al campanile. L’ultimo gruppo di persone ha iniziato a muoversi da Nandajie verso Xidajie.

@inxian [zh]: [西安散步]悲剧了!正要和平撤退的时候!钟楼饭店下的mizuno专卖店遭到袭击!钢化玻璃门被砸坏!有物品被焚烧!围观群众一片欢呼、鼓掌,并高喊抵制日货等口号。

[protesta di Xi’an] Terribile! Proprio quando la gente si stava dileguando pacificamente, è partito l’assalto al negozio di Mizuno vicino al campanile. Hanno persino distrutto la porta anti-scasso, e incendiato tutto! La folla si è raccolta e ha iniziato a battere le mani, a gridare e a incitare al boicottaggio dei prodotti giapponesi.

@inxian [zh]: [西安散步]不只mizuno,tonywear,tonyjeans也遭殃了!他们高喊着抵制日货…

[protesta di Xi’an] Non solo Mizuno, ma anche Tony Wear e Tony Jeans sono stati oggetto di vandalismo! Urlano incitando al boicottaggio dei prodotti giapponesi…

@inxian [zh]: [西安散步]里面的衣物被拉出,高高抛起…四处乱扔。然后焚烧!他们围着火堆,高唱的是国歌。然后鼓掌…

[protesta di Xi’an] I vestiti all’interno del negozio sono stati presi e sparpagliati in giro, c’è stata una gran confusione. Poi, dopo averli ammassati, hanno cominciato a bruciarli, cantando a squarciagola l’inno nazionale cinese e applaudendo…

@inxian [zh]: [西安散步]西安钟楼附近现在重新集结了至少2万人。多名网友向inxian短信说:西安目前到处都是学生,到处拥挤堵塞!

[protesta di Xi’an] Circa 20 mila persone si sono riunite sotto il campanile di Xi’an. Molti netizen mi hanno mandato SMS dicendomi che c’erano studenti universitari ovunque che bloccavano il traffico in ogni punto!

@inxian [zh]: [西安散步]17点50分前后。这次人群是彻底散开了,因为防暴警察在后面催逼着。没有一辆公交车能看到钟楼附近,很多人都只好步行回家。

[protesta di Xi’an] Sono le 17.50. Ora la folla si è completamente dispersa, dopo che la polizia l’ha caricata allontanandola dal campanile. Nessun autobus può raggiungere la zona, e in molti se ne tornano a casa a piedi.

Una foto pubblicata in un post apparso in un forum BBS mostra due volanti della polizia alla testa della manifestazione di Xi’an:

a questo link trovate gli ultimi tweet a riguardo.

 

 

Update 2

Altre proteste contro il Giappone si sono svolte domenica a Mianyang ella provincia di Sichuan; l’utente di Twitter @kajisan ha aggiunto alcune foto a riguardo:

 

Su Youtube l’utente luofeng0202 ha caricato un video:

 

 

Lunedì pomeriggio si è verificata un’altra protesta ancora a Wuhan, nella provincia di Hubei. Tra i vari utenti Twitter che hanno seguito la vicenda,  Zhou Jian e @hugh19871210 hanno scritto che il numero dei manifestanti è stato di poche centinaia, mentre i poliziotti erano più di un migliaio.