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di Antonio Mazzeo

Continua l’inchiesta sul ritiro da Mineo da parte dell’esercito americano.  Ringraziamo ancora una volta Antonio Mazzeo per il suo fondamentale contributo.

Ancora qualche mese e la marina militare statunitense abbandonerà definitivamente il “Residence degli aranci” di Mineo (Catania), il complesso di 25 ettari e 404 villette occupato dal personale in forza alla base di Sigonella da circa dieci anni. «È una struttura sovradimensionata per le nostre reali necessità abitative ed è pure prevista per il futuro la riduzione del numero dei militari e dei loro familiari a Sigonella», spiegano al Comando di quella che è la principale base aeronavale USA in tutto il Mediterraneo. Una giustificazione che non convince per nulla gli esponenti della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, che ipotizzano invece ben altri e più preoccupanti scenari. li unici tagli ufficiali sono quelli relativi al personale civile statunitense e italiano che opera all’interno dell’infrastruttura militare. E si tratta comunque di numeri irrilevanti, appena 44 unità per gli americani», dichiara il portavoce della Campagna, Alfonso Di Stefano. «Siamo invece di fronte ad un’inarrestabile espansione delle funzioni strategiche ed operative di Sigonella e delle altre basi USA in Sicilia che inevitabilmente darà nuovo impulso alla crescita del numero dei militari. Dalla lettura delle schede allegate al piano finanziario 2007 dei Military Construction and Family Housing Programs, emerge che entro la fine del 2012 il personale dell’US Navy raggiungerà a Sigonella le 4.327 unità, contro le 4.097 esistenti il 30 settembre 2005. C’è poi da aggiungere il centinaio di operatori, tra militari dell’US Air Force e tecnici della società contractor, giunti in Sicilia per il funzionamento dei Global Hawk, gli aerei senza pilota destinati alle operazioni di guerra in Africa e Medio oriente. Il ministro della difesa La Russa ha invece annunciato che per l’attivazione della nuova supercentrale di spionaggio AGS della NATO, giungeranno entro due anni a Sigonella “800 uomini con le rispettive famiglie”».

I conti non tornano, dunque. Sigonella crescerà ancora di più e così, prevedibilmente, crescerà il bisogno di alloggi. In realtà il ritiro annunciato da Mineo appare più una fuga verso lidi migliori, verso aree più gradevoli dal punto di vista paesaggistico e naturale e meno distanti dallo scalo aeroportuale.  Riparte così nelle province di Catania e Siracusa la corsa all’oro americano, con amministratori locali, imprenditori e consorterie lobbistiche a farsi la guerra per convincere l’US Navy ad insediare villaggi e residence a “casa loro”. Secondo quanto emerso tre anni fa, più di una decina di progetti sarebbero stati approvati dai consigli comunali di Belpasso, Mascalcia, Motta Sant’Anastasia, Lentini, Ramacca, ecc. per insediare complessi “chiusi ad uso collettivo” per i militari di Sigonella. «i tratta spesso di mere operazioni speculative che sottraggono pregevoli aree agricole alle loro funzioni produttive e occupazionali», spiegano gli attivisti della Campagna per la smilitarizzazione. «er gli amministratori l’importante è non farsi trovare impreparati quando uscirà il “bando” per gli alloggi da dare in leasing ai militari della grande base a stelle e strisce. L’iter è sempre lo stesso: una società privata fa la proposta al Comune per cambiare la destinazione d’uso dei terreni; il Consiglio vota la variante in tempi record; l’Assessorato regionale approva in via definitiva. Dietro il paravento dei residence per i militari si creano vere e proprie corsie preferenziali che bypassano piani regolatori e legittimano improponibili cubature. Male che va nuovi e vecchi cavalieri si ritroveranno in mano fondi ed immobili che hanno quintuplicato il loro valore senza sforzo alcuno».

 

In pole position nella gara per accaparrarsi dollari e affitti c’è sicuramente Motta Sant’Anastasia, comune di 11mila abitanti ai piedi dell’Etna. «Da anni siamo in ottimi rapporti con i vertici di US Navy», commentava qualche tempo fa l’allora sindaco Nino Santagati. «A Motta vivon

o già 750 americani, perfettamente integrati con i nostri concittadini. Tanto è vero che da tempo abbiamo identificato non una, ma cinque aree dove potrà sorgere il nuovo villaggio per Sigonella». Nel 1999, in meno di un  mese, il consiglio comunale ha approvato tre progetti di variante, destinando le aree agricole a “residenze temporanee” per i militari. Complessivamente è stata offerta all’US Navy una superficie di 329.063 metri quadri, con «una densità territoriale di 85 abitante per ettaro e una dotazione di 100 metri cubi pro-capite» che, conti alla mano, fa 2.805 possibili residenti e 280.500 metri cubi di cemento. Alla Regione nessuno ha avuto nulla da ridire, anzi, tutte e tre le varianti sono state particolarmente apprezzate perché – come si legge nei decreti di approvazione (anno 2001) – «la vicinanza del territorio comunale di Motta Sant’Anastasia a Sigonella attribuisce allo stesso una spiccata attitudine ad accogliere strutture organizzate e servizi da destinare al personale della base».

Il primo dei progetti è stato avanzato dalla Società Holding Investment e riguarda un’area di 16,4 ettari di contrada Policara, in prossimità del torrente San Nicola. Il secondo, su richiesta della ditta Scuderi Giovanni, interessa 4,7 ettari di contrada Mustazzo. Il terzo progetto, 11,8 ettari in contrada Ramusa, vede la firma dell’impresa di costruzioni La.Ra. di Motta Sant’Anastasia, società posta sotto amministrazione controllata nel dicembre 1997 dal Tribunale di Catania e definitivamente confiscata nell’ottobre 2000 perché appartenuta a personaggi legati al clan diBenedetto “Nitto” Santapaola, ras mafioso della Sicilia orientale. Negli anni ’90 la La.Ra. ha operato in regime semi-monopolista nella prestazione e gestione di numerosi servizi all’interno della base di Sigonella. I contratti del Dipartimento della difesa sono arrivati anche dopo la tempesta giudiziaria e nel periodo compreso tra il 2002 e il 2008 la La.Ra. ha ricevuto da Washington 6 milioni e 355mila dollari per l’esecuzione di opere, studi geotecnici, servizi di manutenzione e riparazione, ecc.. Lo scorso anno il gran botto: con la Gemmo Spa di Vicenza e la Del-Jec Inc., uno dei colossi del complesso militare industriale e nucleare statunitense, la La.Ra. ha dato vita al consorzio “Team Bos Sigonella” che si è aggiudicato una commessa di 16 milioni di dollari e l’opzione sino a 96 milioni in caso di proroga del contratto) per il «trasporto di armamenti, materiali ed attrezzature necessarie» e la «gestione dei servizi ambientali, il controllo delle sostanze nocive, la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti» nelle basi di Sigonella, Augusta, Niscemi e Marza-Pachino. Dalla visura catastale, risultano alla guida della società di Motta, l’avvocato Teodoro Perna e il commercialista Giuseppe Giuffrida, amministratori giudiziari e/o liquidatori di altre società appartenute a imprenditori in odor di mafia operanti a Sigonella (Beton Conter, Bosco Etneo, Impredil, La Mastra Carmelo). I due professionisti sono stati pure amministratori giudiziari dei beni e delle aziende confiscate alla famiglia Riela di Misterbianco, per anni leader incontrastata nella gestione dei trasporti e della logistica in Sicilia.

Il programma più ambizioso d’insediamento di un villaggio per l’US Navy è tuttavia quello approvato a Lentini nell’aprile 2006 dall’allora giunta di centrosinistra. Esso prevede «mille casette a schiera unifamiliari con annesso verde privato e parcheggi, un residence per la sistemazione temporanea per i militari in attesa dell’alloggio definitivo, attrezzature per l’istruzione, lo svago e il terziario, impianti sportivi»al posto dei floridi agrumeti delle contrade Xirumi, Cappellina e Tirirò, nelle vicinanze del Biviere di Lentini, Sito di Interesse Comunitario (SIC) Zona di Protezione Speciale (ZPS) della Provincia Regionale di Siracusa. tando al progetto, in un’area complessiva di 91,49 ettari dovrebbero sorgere costruzioni per un volume di 670.000 metri cubi, capaci di ospitare sino a 6.800 cittadini statunitensi. A presentare il piano ci ha pensato stavolta la Scirumi Srl, società con sede a Catania in via XX Settembre 42 presso lo studio del professore Gaetano Siciliano, presidente onorario della Fondazione Dottori Commercialisti Sicilia, già presidente dell’ordine dei commercialisti e del collegio dei revisori dei conti del Comune di Catania. Anche Siciliano ha ricoperto la carica di amministratore del Riela Group di Misterbianco, solo che nel 2003 dovette rinunciare al mandato perché raggiunto da condanna in primo grado per peculato. Si era auto-liquidato un compenso di 381mila euro come amministratore dell’azienda.

Principale azionista della Scirumi Srl è l’Impresa Costruzioni Maltauro di Vicenza, ltra grande contractor delle forze armate USA in Italia. La Maltauro, in particolare, ha realizzato un centro d’intrattenimento per il personale militare e diversi uffici amministrativi nella Caserma Ederle di Vicenza. Nella base aerea di Aviano (Pordenone), la società ha realizzato un complesso ricreativo ed alcuni edifici per l’US Air Force; inoltre ha ristrutturato tre aree destinate a parcheggio, ricovero ed officine dei cacciabombardieri F-16 a capacità nucleare.

Tra i soci della società Scirumi per il residence di Lentini compare inoltre la Cappellina Srl, società nella titolarità della famiglia di Mario Ciancio Sanfilippo, l’onnipotente editore-imprenditore di Catania, già alla guida della Fieg, ( la Federazione degli editori di testate giornalistiche), proprietario del quotidiano La Sicilia ed azionista degli altri quotidiani e di buona parte delle emittenti radiotelevisive che operano nell’isola. A lui erano intestati una parte dei terreni venduti alla Scirumi per complessivi 10 miliardi e 800 milioni di vecchie lire. Una parte, perché gli altri fondi appartenevano alla Sater Società Agricola Turistica Etna Riviera, anch’essa nella disponibilità di Mario Ciancio, della moglie Valeria Guarnaccia e dei figli Domenico e Rosa Emanuela.

La Sater condivide la stessa sede della Cappellina (via Pietro dell’Ova 51, Catania) e finanche l’amministratore, l’anziano avvocato Francesco Garozzo, presente in altre operazioni finanziarie del gruppo Ciancio. Uno dei figli del legale, Carmelo Garozzo, è membro del Cda della Scirumi; altro Garozzo, l’ingegnere Rosario (già direttore generale del Comune di Adrano) è invece uno dei progettisti del complesso destinato ai militari di Sigonella. Gli altri due progettisti sono invece Antonio Leonardi, dirigente A.U.S.L. 3 di Catania e presidente dell’Associazione Nazionale Ingegneri della Sicurezza e l’architetto Matteo Zapparrata, già capodipartimento della Provincia regionale di Catania (settore programmazione opere pubbliche ed urbanistiche) con i presidenti Musumeci, Lombardo e Castiglione e Commissario straordinario del Consorzio per le Autostrade Siciliane dal 2008 all’agosto 2010.

A rendere alle forze armate USA particolarmente gradita l’ipotesi Lentini, la facile accessibilità dell’area alle strade statali 417 Catania-Gela e 385 Catania-Caltagirone, la vicinanza alla base di Sigonella (12 km) e soprattutto lo straordinario scenario naturale del luogo. Il Comune di Lentini in sede di approvazione della variante al Prg ha inoltre prescritto che in sede di convenzione tra il Governo USA e la società proponente vengano realizzate «opere che rendano facilmente fruibile» l lago di Lentini. Ovvia previsione un’altra colata di cemento, con complessi alberghieri, campi da golf e porticcioli ad uso semi-esclusivo delle forze armate USA.

«Tutta l’operazione “Scirumi” è stata viziata dall’inizio da una serie di errori, di violazioni e di omissioni che duramente configgono con la moralità, la trasparenza e le leggi», hanno denunciato il Centro Studi Territoriali Ddisa, I Verdi di Lentini e la Redazione di Girodivite.it che a livello locale hanno tentato di opporsi al progetto. «L’insediamento deturperebbe irrimediabilmente il contesto paesaggistico e colpirebbe una delle attività produttive locali più redditizie, la produzione di agrumi. La zona di Xirumi, Cappellina e Tirirò è pure interessata da almeno due aree archeologiche, una delle quali ricade proprio all’interno della cinta del complesso in questione. L’altra area, di cui nessuno ha fatto menzione nell’iter progettuale, è di particolare importanza storica e culturale. Si tratta del vasto insediamento rupestre sul colle di San Basilio che domina il vasto paesaggio che si vorrebbe convertito a residence e villette». Con l’esodo USA da Mineo si riaprono i giochi per gli speculatori e gli instancabili divoratori del territorio.

 

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