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di Antonio Mazzeo

Pattugliatori, cannoniere e motovedette non saranno più sole nella guerra contro i migranti che bussano alle porte dell’Unione europea.

Christos Papoutsis, ministro greco alla “protezione dei cittadiniha annunciato in un’intervista alla Athens News Agency (ANA) che la Grecia pianifica la costruzione di una rete divisoria ai confini con la Turchia per impedire l’ingresso di immigrati illegali”.

La struttura presa a modello è quella del cosiddetto “muro della vergognaealizzato in California, Arizona, Nuovo Messico e Texas lungo la frontiera con il Messico: la barriera greco-turca sarà lunga 206 chilometri e dotata di sofisticati sensori elettronici e strumenti
per la visione notturna.
Uomini armati di tutto punto presidieranno 24 ore al giorno il muro di lamiere e filo spinato con l’ausilio di veicoli terrestri ed elicotteri. Per chi riuscirà a superare la nuova trincea militare tra la “civile” Europa e l’ignoto universo del Sud ci sarà la deportazione in uno dei tanti campi-lager che popolano i centri di frontiera dell’Unione.

In Grecia viene intercettato attualmente il 90% degli attraversamenti illegali dei confini dell’Unione europea, affermano i rappresentanti di Frontex , l’Agenzia per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli stati membri dell’Unione europea: Nella prima metà del 2010 sono stati registrati dalle autorità greche 45.000 attraversamenti illegali dei confini nazionali”, aggiunge Frontex, “è in atto uno spostamento rapido e brutale dei luoghi di passaggio delle frontiere marittime verso la frontiera terrestre greco-turca a nord del Paese. Si tratta in particolare di afgani o migranti arrivati dall’Algeria e da altri paesi del nord Africa, dal Pakistan, dalla Somalia e dall’Iraq”.

Donne e uomini in fuga dunque da guerre, repressioni e dai bombardamenti dell’Alleanza Atlantica, cui flusso – nonostante gli allarmi terroristici dei governi – non assume assolutamente le caratteristiche dell’esodo di massa. Sempre secondo Frontex, lo scorso anno il numero di attraversamenti illegali delle frontiere marittime tra la Grecia e la Turchia ha subito una riduzione del 16% rispetto all’anno precedente, mentre quelli attraverso le frontiere terrestri di Grecia e Bulgaria sono crollati del 40%. La “pressione” al confine con la Turchia è dunque frutto di un cambio delle rotte migratorie nel Mediterraneo e nell’area sud-orientale del continente, complice la politica di contrasto iper-militarizzata dell’Ue e dei partner nord-africani.

Christos Papoutsis non ha chiarito se l’Unione è stata informata del programma di allestimento del “muro” anti-immigrati con la Turchia , ma appare poco credibile che la decisione sia stata assunta unilateralmente dal governo greco. Lo scorso mese di novembre, a seguito di una richiesta dello stesso ministro per la “protezione dei cittadini”, Frontex ha deciso d’inviare ad Orestiada, nella regione della Tracia, 175 specialisti dei Rapid Border Intervention Teams (RABIT), e squadre di intervento rapido create per essere utilizzate “in situazione d’emergenza nei momenti di forte flusso migratorio”.

L’intervento dei RABIT serve ad accrescere i livelli di controllo e sorveglianza al confine esterno della Grecia con la Turchia e le aree vicine”, spiegano gli alti funzionari di Frontex, “si tratta del primo invio in uno stato membro dell’Ue dalla creazione dei RABIT nel 2007. Tutti gli uomini operano sotto il comando e il controllo delle autorità di polizia greche. Sono armati, ma potranno usare le loro armi solo per autodifesa. Si tratta di specialisti ed esperti in attività d’intelligence, screening di documenti falsi, ingressi clandestini, controlli di frontiera, auto rubate, perquisizioni con l’ausilio di cani”.I RABIT coordinano il loro intervento con la Joint Operation Poseidon, l’operazione terrestre e marittima anti-immigrati lanciata da Frontex nel 2006 ai confini tra Grecia, Bulgaria  e Turchia. Congiuntamente ai 175 specialisti, Frontex ha trasferito in Grecia attrezzature tecniche e di supporto logistico: tra esse un elicottero, 9 autobus, 19 fuoristrada da pattugliamento, una serie di visori termici e notturni. Le apparecchiature sono state messe a disposizione da Austria, Bulgaria, Danimarca, Germania, Romania e Ungheria, ma i costi totali degli interventi verranno assunti collegialmente da tutti i membri dell’Unione. Programmata inizialmente per durare solo due mesi, a fine anno la missione RABIT è stata prorogata sino al 3 marzo 2011.

La decisione di inviare i RABIT al confine greco-turco è giunta subito dopo che un funzionario delle Nazioni Unite ha denunciato come i migranti illegali siano “frequentemente tenuti in Grecia in condizioni disumane all’interno di centri  di detenzione sporchi e sovraffollati, controllati da poliziotti scarsamente formati”. Nel paese sono pure inadeguate le condizioni di accoglienza dei profughi del tutto inesistente l’applicazione delle procedure previste internazionalmente per i richiedenti asilo. Nell’aprile 2008, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha perfino chiesto agli stati membri dell’Ue di non trasferire in Grecia gli immigrati sospendendo l’applicazione del cosiddetto “Regolamento di Dublino che prevede che i richiedenti asilo siano rinviati verso il primo paese in cui hanno fatto ingresso dopo essere entrati nell’Unione.Ciononostante, 995 ichiedenti asilo provenienti da Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Olanda e Svizzera sono stati trasferiti in Grecia nei primi dieci mesi del 2009. Amnesty International, in un rapporto pubblicato nel luglio 2010, ha documentato il grave trattamento subito dagli immigrati detenuti nei campi e nei posti di polizia di frontiera.

Scarse se non inesistenti sono le possibilità di accedere all’assistenza sanitaria, sociale e legale. La detenzione prima dell’espulsione può durare fino a sei mesi per i richiedenti asilo e i migranti irregolari. Essi non vengono informati circa la durata della loro detenzione o sul loro futuro. Possono essere trattenuti per lunghi periodi di tempo in strutture sovraffollate dove i minori non accompagnati sono detenuti insieme agli adulti

Amnesty ha inoltre raccolto diverse denunce di maltrattamenti a danno dei migranti da parte della guardia costiera e della polizia greca. Uno dei campi visitati nel giugno 2009 dalla ONG è quello che sorge nei pressi di Soufli, a pochi chilometri dalla città di Oristiade, attualmente “monitorato” dai RABIT di Frontex. Più di 40 tra uomini e donne sono tenuti separatamente in due celle che sono piccolissime e sudice”, scrive Amnesty, “non ci sono abbastanza materassi per tutti e i detenuti devono dormire in posizione seduta o nei bagni. La luce naturale e la ventilazione sono insufficienti. È stata denunciata la presenza di scorpioni, insetti e serpenti all’interno delle celle. Segni di morsi di insetti sono visibili nelle braccia e nelle gambe di alcuni degli immigrati.

Frontex è stata fondata con decreto del Consiglio d’Europa nel 2004 e la sede centrale è stata insediata a Varsavia nell’ottobre dell’anno successivo. Scopo ufficiale, quello di “assistere gli Stati membri in materia di formazione delle guardie di frontiera, seguire gli sviluppi nel settore della ricerca relativi al controllo e alla sorveglianza delle frontiere esterne, offrire il sostegno necessario per organizzare operazioni congiunte di rimpatrio.

Frontex è l’agenzia che più di tutte ha visto crescere rapidamente la propria disponibilità finanziaria: da un bilancio di 6 milioni di euro al momento della sua attivazione, Frontex ha avuto a disposizione risorse per 88,3 milioni nel 2009 . Nell’ultimo bilancio operativo, il 55% dei fondi disponibili è andato alla gestione delle operazioni marittime per l’individuazione delle imbarcazioni illegali di migranti, anche se “solo il 38%del numero totale di intercettazioni di clandestini nell’area operativa è avvenuto in mare, mentre circa il 62%ha avuto luogo sulla terraferma“.

L’11% del bilancio 2009 è stato assegnato invece alle “attività di formazione del personale” mentre il restante 18% è stato diviso per “la cooperazione in materia di rimpatri” e “le operazioni alle frontiere terrestri.Sono state proprio le attività di rimpatrio ad assorbire l’aumento più significativo del bilancio 2009: “Il numero di voli di rimpatrio cofinanziati ed effettuati è raddoppiato, passando da 801 a 1.622 rimpatriati e da 15 a 32 operazioni congiunte di rimpatrio”, si legge nell’ultimo rapporto di Frontex. Che proprio la Grecia costituisca il baricentro di buona parte delle attività anti-immigrati dell’agenzia europea viene confermato dal processo di decentramento avviato da poco dall’agenzia. Nel 2009 Frontex ha attivato un “centro di coordinamento internazionale” al Pireo e quattro “centri di coordinamento locali” a Lesvos, Samos, Chios e Leros. Nell’ottobre 2010 è stato invece aperto ad Atene l’“Ufficio operativo regionale Frontex per il Mediterraneo” in cui è presente personale proveniente da Italia, Grecia, Cipro e Malta. La struttura opererà per un periodo di prova di nove mesi “per verificare la necessità e l’opportunità di rafforzare ulteriormente la presenza regionale dell’agenzia”.

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18/10/2010 – Ripreso da Global Voices Online

di Asteris Masouras – tradotto da Ylenia Gostoli

Nel dicembre 2008, l’uccisione per mano della polizia greca del quindicenne Alexandros Grigoropoulos fu la scintilla che innescò un intero mese di scontri e manifestazioni in diverse città elleniche. L’ondata di violenza fu alimentata dal malcontento verso i metodi brutali delle forze dell’ordine e nei confronti dell’impunità, incompetenza e corruzione di un governo piagato dagli scandali, che aveva contribuito a far precipitare la crisi finanziaria. Dopo due anni di accese discussioni, l’11 ottobre scorso la corte ha finalmente emesso il verdetto.

Epaminondas Korkoneas, l’ufficiale che sparò a Grigoropoulos, è stato dichiarato colpevole di omicidio e condannato all’ergastolo. A un altro ufficiale, Vassilios Saraliotis, sono stati comminati dieci anni per complicità.

Le prime reazioni su Twitter

Gli utenti Twitter, sollevati alla notizia della sentenza, l’hanno tuttavia accolta con una certa circospezione. Durante gli scontri del dicembre 2008, per la prima volta in Grecia Twitter fu usato da centinaia di utenti per aggiornare in tempo reale sul fatto di cronaca. Il social network venne monitorato e citato dalle testate internazionali e il relativo hashtag #griots u poi adottata da tutti i social media, e non solo.

Dopo anni di scandali politici e violenza impunita da parte delle autorità, la fiducia dell’opinione pubblica nel sistema giudiziario ellenico ha oggi raggiunto uno dei più bassi livelli in assoluto. Il proprietario di una web -radio, Apostolis Kaparoudakis, scrive quanto segue sull’importanza del verdetto:

ιθανά ιστορική ημέρα για τη χώρα (αναμένοντας να καταδικαστεί για πρώτη φορά σε ισόβια ένστολος δολοφόνος …)

Una giornata che può definirsi storica per il nostro Paese (che attendeva la sua prima condanna all’ergastolo di un assassino in uniforme…).

Il fotoreporter Craig Wherlock, che durante le rivolte aveva diffuso continui aggiornamenti sulla situazione a Salonicco [seconda città della Grecia], rilancia così dalle strade cittadine:

Andando in centro città mi sono imbattuto in parecchie squadre antisommossa della polizia, e mi sono ricordato che il verdetto sul caso Grigoropoulos era atteso per oggi.

All’annuncio della sentenza, si sono registrate reazioni discrete. Per il blogger Elikas , che ha dichiarato di aver lasciato la Grecia per il disgusto suscitatogli dalla situazione in cui versa il Paese, la sentenza costituisce un barlume di speranza:

Ergastolo al poliziotto greco colpevole dell’assassinio di un adolescente, causa degli scontri violenti di due anni fa. Dopotutto, c’è ancora un po’ di giustizia in questo Paese…

Antidrasex si complimenta con la Dea Giustizia dicendo:

Αγαπητή Δικαιοσύνη, σήμερα έδειξες ότι μπορείς να λειτουργήσεις. Εύχομαι να επεκταθείς και σε άλλες περιπτώσεις, καθώς και στην έφεση.

Cara Giustizia, oggi hai dimostrato di poter funzionare. Spero che ciò possa ripetersi di nuovo, in particolare in occasione dell’appello.

Gli fa eco Cyberela, criticando i rinvii cronici che caratterizzano il sistema giudiziario greco:

και να πάρεις πιο γρήγορα τις αποφάσεις σου αγαπητή δικαιοσύνη. 2 χρόνια μετά τη δολοφονία του παιδιού.

… e sii più rapida a deliberare, cara Giustizia. Sono già passati due anni dall’uccisione del giovane.

Cyberela passa poi a confrontare il verdetto con quello emesso in un caso simile risalente a 25 anni fa, in cui un giovane morì per mano di un poliziotto:

Το παρανοϊκό σύστημα δικαιοσύνης… ο Κορκονέας ισόβια, ο Μελίστας 2,5 χρόνια για το ίδιο έγκλημα http://tinyurl.com/58aa9d

Che sistema giudiziario assurdo… Korkoneas ha avuto l’ergastolo, mentre Melistas ricevette 2,5 anni per lo stesso crimine.

Commento al quale il blogger satirico Pitsirikos risponde così:

Την εποχή του Μελίστα δεν είχε διαδίκτυο και μπλογκ. Την εποχή του Κορκονέα έχει. Αυτή ήταν η ατυχία του.

Il web e i blog non esistevano all’epoca di Melistas. Oggi nel caso di Korkoneas, invece esistono. Ecco la sua sfortuna.

Elentelon, favorevole a una sentenza severa nel caso Grigoropoulos, riflette sulla situazione dopo la condanna dell’assassino:

Και μετά την καταδίκη Κορκονέα που βρισκόμαστε? Η αστυνομοκρατία στην Αθήνα έχει θεριέψει και ο επόμενος Γρηγορόπουλος είναι στη γωνία!

E dove siamo arrivati con la condanna di Korkoneas? La polizia di Atene è allo sbaraglio e il prossimo Grigoropoulos è dietro l’angolo.

Gli interventi dei blogger

Anche il blog Jungle Report rivolge l’attenzione alle analogie con il caso Melistas, sottolineando come la sentenza non sia definitiva:

αν η υπόθεση συνεχίσει από το Εφετείο στον Άρειο Πάγο, δεν θα υπάρχει το λαϊκό έρεισμα αλλά μία ζύγιση μέσα σε αυστηρά καθορισμένο νομικό πλαίσιο. [..] Σε πρωτόδικο βαθμό [ο Μελίστας] καταδικάστηκε σε 2,5(!) χρόνια αλλά απαλλάχτηκε στο δεύτερο βαθμό. Έτσι λοιπόν, το να πανηγυρίζουμε για μια ποινή που πιθανό είναι να ανατραπεί δεν είναι κάτι που μπορεί να ικανοποιεί παρά μόνο βραχυπρόθεσμα.

Se il ricorso sarà accolto dalla Corte d’Appello e passato nelle mani della Corte Suprema, l’opinione pubblica non avrà più alcun peso, e la questione sarà giudicata in maniera strettamente legale. [Melistas] fu condannato a 2,5 (!) anni, per poi essere assolto in appello. Ritengo perciò prematuro celebrare una sentenza che potrebbe ancora essere annullata.

Il blogger e grafico Arkoudos ha invece rivolto la sua attenzione all’ingiustizia nel caso più recente di un immigrato, colpito da una pallottola della polizia mentre si trovava per caso ad assistere alla rapina di una banca. Lo commenta aspramente con una delle sue copertine per la rivista immaginaria Point of View: