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Questo articolo tratta di un tema che dovrebbe essere caro a tutti. La violenza e la sopraffazione sulle donne. Quello che vogliamo e dobbiamo specificare è il non confondere e non approfittare di questo importante tema facendo una apologia dell’Occidente. Come la recente cronaca purtroppo ci insegna la violenza e la sopraffazione sulle donne avviene anche nel dorato e democratico mondo “libero”. A volte si approfitta di questi temi per giustificare l’imperialismo americano e la guerra in Afghanistan. Questo sito è e sarà sempre a fianco delle donne e di qualunque essere umano vittima di sopraffazione, ma sarà altresì a fianco delle vittime dell’imperialismo americano e israeliano.

La Redazione.

di Caterina Armentano

Le storie che arrivano dall’oriente ci sembrano sempre più lontane, come se non ci appartenessero. Le violenze a cui sono sottomesse molte donne fanno parte di una realtà che alle donne Occidentali, il più delle volte, non tocca. Non bisogna dimenticare però che non molto tempo fa, quella stessa brutalità investiva le case di molte donne italiane che nascondevano le violenze e i soprusi perché così richiedevano le convenzioni sociali.

La storia di Bibi Aisha arriva da Los Angeles. Data in moglie a un talebano all’età di dodici anni la ragazza ha subito i più abominevoli soprusi.  Considerata meno di un animale, in una società dove essere donna è  peccato, Bibi Aisha  è cresciuta con la speranza di poter fuggire dalle grinfie del marito – padrone  per rifarsi una vita, lontana dalla stalla in cui era costretta a dormire, lontana dalle botte e dalle continue violenze fisiche e psicologiche. Il desiderio trasformato in atto però le è costato molto perché una volta trovata, il marito le ha tagliato orecchie e naso, deturpandola, privandola non solo della sua bellezza, ma della personalità, della possibilità di esporsi, di rapportarsi con gli altri.

Questo non ha impedito alla donna di cercare comunque aiuto e di trovare una via di fuga. Bibi Aisha è stata adottata moralmente  da  Mary Shriver, la moglie di Arnold Schwarzenegger  che ha fatto di tutto affinché  ricevesse il premio  Enduring Heart Award contro i soprusi alle donne, che finanzierà il delicato intervento che restituirà un volto alla giovane donna attraverso l’utilizzo di una  protesi.

Il dramma delle spose bambine purtroppo è attualissimo in una società che utilizza tale mezzo come merce di scambio, un’ alleanza per evitare faide sanguinose e senza fine tra famiglie diverse. Il matrimonio viene deciso quando la bambina è ancora piccola, celebrato quando lei ha circa sette, otto anni e consumato nel momento in cui arriva la prima mestruazione a indicare che la bambina è diventata donna. Una donna fertile ma acerba che nell’età della fanciullezza si vede costretta a fare da moglie  a un uomo che potrebbe essere suo nonno.

Nel momento in cui il marito viene a mancare la situazione di queste donne degenera ancora di più. Non essendo necessarie alla comunità hanno due possibilità: sposare un cognato o chiudersi a vita nell’ashram. Molte muoiono a causa di strani incidenti domestici, altre finiscono con il prostituirsi o a cercare l’elemosina. Tutto questo è reso possibile da una società che considera la donna inutile e che mette al primo posto una bestia da soma piuttosto che la propria figlia. Molte donne una volta partorito uccidono le femmine perché non porteranno lustro alla famiglia ma saranno solamente fardelli da sfamare.

Questo quadro per indicare in linea generale quando sia stato difficile per Bibi vivere sette anni al fianco di un uomo che la schiacciava moralmente e fisicamente, infischiandosene dei suoi desideri, delle sue aspettative. Ancora più grave è la consapevolezza che Bibi guardandosi intorno notava soltanto che buona parte di quella società la pensava come suo marito  e che se la sua condizione dipendeva proprio dalle scelte fatte dai suoi genitori mai ne sarebbe potuta uscire. Eppure Bibi ha avuto fede e coraggio.

Il suo volto adesso è quello di una giovane donna che potrà affrontare il futuro guardando negli occhi chi ha di fronte senza quella suggestione che caratterizza le donne violate.  La sua storia altro non è che un esempio a chi crede di non poter uscire dalla propria prigione e pensa che l’unica realtà possibile sia quella. Bibi Aisha  è l’esempio che anche se ci viene inculcato da piccoli la sottomissione, il desiderio di libertà, la necessità di esistere va contro ogni regola sociale e religiosa soprattutto se queste sono state create a arte per distruggere.

 

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di Antonio Mazzeo

Continua l’inchiesta sul ritiro da Mineo da parte dell’esercito americano.  Ringraziamo ancora una volta Antonio Mazzeo per il suo fondamentale contributo.

Ancora qualche mese e la marina militare statunitense abbandonerà definitivamente il “Residence degli aranci” di Mineo (Catania), il complesso di 25 ettari e 404 villette occupato dal personale in forza alla base di Sigonella da circa dieci anni. «È una struttura sovradimensionata per le nostre reali necessità abitative ed è pure prevista per il futuro la riduzione del numero dei militari e dei loro familiari a Sigonella», spiegano al Comando di quella che è la principale base aeronavale USA in tutto il Mediterraneo. Una giustificazione che non convince per nulla gli esponenti della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, che ipotizzano invece ben altri e più preoccupanti scenari. li unici tagli ufficiali sono quelli relativi al personale civile statunitense e italiano che opera all’interno dell’infrastruttura militare. E si tratta comunque di numeri irrilevanti, appena 44 unità per gli americani», dichiara il portavoce della Campagna, Alfonso Di Stefano. «Siamo invece di fronte ad un’inarrestabile espansione delle funzioni strategiche ed operative di Sigonella e delle altre basi USA in Sicilia che inevitabilmente darà nuovo impulso alla crescita del numero dei militari. Dalla lettura delle schede allegate al piano finanziario 2007 dei Military Construction and Family Housing Programs, emerge che entro la fine del 2012 il personale dell’US Navy raggiungerà a Sigonella le 4.327 unità, contro le 4.097 esistenti il 30 settembre 2005. C’è poi da aggiungere il centinaio di operatori, tra militari dell’US Air Force e tecnici della società contractor, giunti in Sicilia per il funzionamento dei Global Hawk, gli aerei senza pilota destinati alle operazioni di guerra in Africa e Medio oriente. Il ministro della difesa La Russa ha invece annunciato che per l’attivazione della nuova supercentrale di spionaggio AGS della NATO, giungeranno entro due anni a Sigonella “800 uomini con le rispettive famiglie”».

I conti non tornano, dunque. Sigonella crescerà ancora di più e così, prevedibilmente, crescerà il bisogno di alloggi. In realtà il ritiro annunciato da Mineo appare più una fuga verso lidi migliori, verso aree più gradevoli dal punto di vista paesaggistico e naturale e meno distanti dallo scalo aeroportuale.  Riparte così nelle province di Catania e Siracusa la corsa all’oro americano, con amministratori locali, imprenditori e consorterie lobbistiche a farsi la guerra per convincere l’US Navy ad insediare villaggi e residence a “casa loro”. Secondo quanto emerso tre anni fa, più di una decina di progetti sarebbero stati approvati dai consigli comunali di Belpasso, Mascalcia, Motta Sant’Anastasia, Lentini, Ramacca, ecc. per insediare complessi “chiusi ad uso collettivo” per i militari di Sigonella. «i tratta spesso di mere operazioni speculative che sottraggono pregevoli aree agricole alle loro funzioni produttive e occupazionali», spiegano gli attivisti della Campagna per la smilitarizzazione. «er gli amministratori l’importante è non farsi trovare impreparati quando uscirà il “bando” per gli alloggi da dare in leasing ai militari della grande base a stelle e strisce. L’iter è sempre lo stesso: una società privata fa la proposta al Comune per cambiare la destinazione d’uso dei terreni; il Consiglio vota la variante in tempi record; l’Assessorato regionale approva in via definitiva. Dietro il paravento dei residence per i militari si creano vere e proprie corsie preferenziali che bypassano piani regolatori e legittimano improponibili cubature. Male che va nuovi e vecchi cavalieri si ritroveranno in mano fondi ed immobili che hanno quintuplicato il loro valore senza sforzo alcuno».

 

In pole position nella gara per accaparrarsi dollari e affitti c’è sicuramente Motta Sant’Anastasia, comune di 11mila abitanti ai piedi dell’Etna. «Da anni siamo in ottimi rapporti con i vertici di US Navy», commentava qualche tempo fa l’allora sindaco Nino Santagati. «A Motta vivon

o già 750 americani, perfettamente integrati con i nostri concittadini. Tanto è vero che da tempo abbiamo identificato non una, ma cinque aree dove potrà sorgere il nuovo villaggio per Sigonella». Nel 1999, in meno di un  mese, il consiglio comunale ha approvato tre progetti di variante, destinando le aree agricole a “residenze temporanee” per i militari. Complessivamente è stata offerta all’US Navy una superficie di 329.063 metri quadri, con «una densità territoriale di 85 abitante per ettaro e una dotazione di 100 metri cubi pro-capite» che, conti alla mano, fa 2.805 possibili residenti e 280.500 metri cubi di cemento. Alla Regione nessuno ha avuto nulla da ridire, anzi, tutte e tre le varianti sono state particolarmente apprezzate perché – come si legge nei decreti di approvazione (anno 2001) – «la vicinanza del territorio comunale di Motta Sant’Anastasia a Sigonella attribuisce allo stesso una spiccata attitudine ad accogliere strutture organizzate e servizi da destinare al personale della base».

Il primo dei progetti è stato avanzato dalla Società Holding Investment e riguarda un’area di 16,4 ettari di contrada Policara, in prossimità del torrente San Nicola. Il secondo, su richiesta della ditta Scuderi Giovanni, interessa 4,7 ettari di contrada Mustazzo. Il terzo progetto, 11,8 ettari in contrada Ramusa, vede la firma dell’impresa di costruzioni La.Ra. di Motta Sant’Anastasia, società posta sotto amministrazione controllata nel dicembre 1997 dal Tribunale di Catania e definitivamente confiscata nell’ottobre 2000 perché appartenuta a personaggi legati al clan diBenedetto “Nitto” Santapaola, ras mafioso della Sicilia orientale. Negli anni ’90 la La.Ra. ha operato in regime semi-monopolista nella prestazione e gestione di numerosi servizi all’interno della base di Sigonella. I contratti del Dipartimento della difesa sono arrivati anche dopo la tempesta giudiziaria e nel periodo compreso tra il 2002 e il 2008 la La.Ra. ha ricevuto da Washington 6 milioni e 355mila dollari per l’esecuzione di opere, studi geotecnici, servizi di manutenzione e riparazione, ecc.. Lo scorso anno il gran botto: con la Gemmo Spa di Vicenza e la Del-Jec Inc., uno dei colossi del complesso militare industriale e nucleare statunitense, la La.Ra. ha dato vita al consorzio “Team Bos Sigonella” che si è aggiudicato una commessa di 16 milioni di dollari e l’opzione sino a 96 milioni in caso di proroga del contratto) per il «trasporto di armamenti, materiali ed attrezzature necessarie» e la «gestione dei servizi ambientali, il controllo delle sostanze nocive, la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti» nelle basi di Sigonella, Augusta, Niscemi e Marza-Pachino. Dalla visura catastale, risultano alla guida della società di Motta, l’avvocato Teodoro Perna e il commercialista Giuseppe Giuffrida, amministratori giudiziari e/o liquidatori di altre società appartenute a imprenditori in odor di mafia operanti a Sigonella (Beton Conter, Bosco Etneo, Impredil, La Mastra Carmelo). I due professionisti sono stati pure amministratori giudiziari dei beni e delle aziende confiscate alla famiglia Riela di Misterbianco, per anni leader incontrastata nella gestione dei trasporti e della logistica in Sicilia.

Il programma più ambizioso d’insediamento di un villaggio per l’US Navy è tuttavia quello approvato a Lentini nell’aprile 2006 dall’allora giunta di centrosinistra. Esso prevede «mille casette a schiera unifamiliari con annesso verde privato e parcheggi, un residence per la sistemazione temporanea per i militari in attesa dell’alloggio definitivo, attrezzature per l’istruzione, lo svago e il terziario, impianti sportivi»al posto dei floridi agrumeti delle contrade Xirumi, Cappellina e Tirirò, nelle vicinanze del Biviere di Lentini, Sito di Interesse Comunitario (SIC) Zona di Protezione Speciale (ZPS) della Provincia Regionale di Siracusa. tando al progetto, in un’area complessiva di 91,49 ettari dovrebbero sorgere costruzioni per un volume di 670.000 metri cubi, capaci di ospitare sino a 6.800 cittadini statunitensi. A presentare il piano ci ha pensato stavolta la Scirumi Srl, società con sede a Catania in via XX Settembre 42 presso lo studio del professore Gaetano Siciliano, presidente onorario della Fondazione Dottori Commercialisti Sicilia, già presidente dell’ordine dei commercialisti e del collegio dei revisori dei conti del Comune di Catania. Anche Siciliano ha ricoperto la carica di amministratore del Riela Group di Misterbianco, solo che nel 2003 dovette rinunciare al mandato perché raggiunto da condanna in primo grado per peculato. Si era auto-liquidato un compenso di 381mila euro come amministratore dell’azienda.

Principale azionista della Scirumi Srl è l’Impresa Costruzioni Maltauro di Vicenza, ltra grande contractor delle forze armate USA in Italia. La Maltauro, in particolare, ha realizzato un centro d’intrattenimento per il personale militare e diversi uffici amministrativi nella Caserma Ederle di Vicenza. Nella base aerea di Aviano (Pordenone), la società ha realizzato un complesso ricreativo ed alcuni edifici per l’US Air Force; inoltre ha ristrutturato tre aree destinate a parcheggio, ricovero ed officine dei cacciabombardieri F-16 a capacità nucleare.

Tra i soci della società Scirumi per il residence di Lentini compare inoltre la Cappellina Srl, società nella titolarità della famiglia di Mario Ciancio Sanfilippo, l’onnipotente editore-imprenditore di Catania, già alla guida della Fieg, ( la Federazione degli editori di testate giornalistiche), proprietario del quotidiano La Sicilia ed azionista degli altri quotidiani e di buona parte delle emittenti radiotelevisive che operano nell’isola. A lui erano intestati una parte dei terreni venduti alla Scirumi per complessivi 10 miliardi e 800 milioni di vecchie lire. Una parte, perché gli altri fondi appartenevano alla Sater Società Agricola Turistica Etna Riviera, anch’essa nella disponibilità di Mario Ciancio, della moglie Valeria Guarnaccia e dei figli Domenico e Rosa Emanuela.

La Sater condivide la stessa sede della Cappellina (via Pietro dell’Ova 51, Catania) e finanche l’amministratore, l’anziano avvocato Francesco Garozzo, presente in altre operazioni finanziarie del gruppo Ciancio. Uno dei figli del legale, Carmelo Garozzo, è membro del Cda della Scirumi; altro Garozzo, l’ingegnere Rosario (già direttore generale del Comune di Adrano) è invece uno dei progettisti del complesso destinato ai militari di Sigonella. Gli altri due progettisti sono invece Antonio Leonardi, dirigente A.U.S.L. 3 di Catania e presidente dell’Associazione Nazionale Ingegneri della Sicurezza e l’architetto Matteo Zapparrata, già capodipartimento della Provincia regionale di Catania (settore programmazione opere pubbliche ed urbanistiche) con i presidenti Musumeci, Lombardo e Castiglione e Commissario straordinario del Consorzio per le Autostrade Siciliane dal 2008 all’agosto 2010.

A rendere alle forze armate USA particolarmente gradita l’ipotesi Lentini, la facile accessibilità dell’area alle strade statali 417 Catania-Gela e 385 Catania-Caltagirone, la vicinanza alla base di Sigonella (12 km) e soprattutto lo straordinario scenario naturale del luogo. Il Comune di Lentini in sede di approvazione della variante al Prg ha inoltre prescritto che in sede di convenzione tra il Governo USA e la società proponente vengano realizzate «opere che rendano facilmente fruibile» l lago di Lentini. Ovvia previsione un’altra colata di cemento, con complessi alberghieri, campi da golf e porticcioli ad uso semi-esclusivo delle forze armate USA.

«Tutta l’operazione “Scirumi” è stata viziata dall’inizio da una serie di errori, di violazioni e di omissioni che duramente configgono con la moralità, la trasparenza e le leggi», hanno denunciato il Centro Studi Territoriali Ddisa, I Verdi di Lentini e la Redazione di Girodivite.it che a livello locale hanno tentato di opporsi al progetto. «L’insediamento deturperebbe irrimediabilmente il contesto paesaggistico e colpirebbe una delle attività produttive locali più redditizie, la produzione di agrumi. La zona di Xirumi, Cappellina e Tirirò è pure interessata da almeno due aree archeologiche, una delle quali ricade proprio all’interno della cinta del complesso in questione. L’altra area, di cui nessuno ha fatto menzione nell’iter progettuale, è di particolare importanza storica e culturale. Si tratta del vasto insediamento rupestre sul colle di San Basilio che domina il vasto paesaggio che si vorrebbe convertito a residence e villette». Con l’esodo USA da Mineo si riaprono i giochi per gli speculatori e gli instancabili divoratori del territorio.

 

di Antonio Mazzeo

Spuntano come i funghi nel vicentino i centri e le infrastrutture logistiche dell’esercito USA. Mentre nell’ex aeroporto Dal Molin procedono i lavori ad altissimo impatto ambientale per realizzare la grande base operativa della 173^ Brigata aviotrasportata, il reparto d’élite impiegato negli scacchieri di guerra mediorientali, ingegneri e tecnici del genio militare statunitense lavorano a decine di cantieri della provincia. Qualche giorno fa sono state consegnate due nuove facilities costate più di 60 milioni di dollari, un complesso ospedaliero avanzato all’interno della base di Camp Ederle e un centro di assistenza all’infanzia nel cosiddetto “Villaggio della Pace”, il residence-bunker che ospita una parte dei militari USA di Vicenza.

L’Enhanced Health Service Center è stato realizzato in una superficie di 14.170 metri quadri accanto al campo di calcio di Ederle ed accoglie presidi medici, studi dentistici, un centro maternità, numerosi uffici e ambulatori. Nel complesso lavorerà un’equipe medica di oltre 200 persone. “Si tratta del più grande progetto di costruzione in Europa di un centro sanitario USA negli ultimi 30 anni”, ha dichiarato il responsabile dell’USAG Vicenza Health Center, il colonnello Lorraine T. Breen. “Il presidio, costato 47,5 milioni di dollari, amplierà i campi d’assistenza per i militari e i familiari”, aggiunge Breen, avvertendo però che gli statunitensi “continueranno ad utilizzare l’ospedale San Bortolo dell’Azienda Sanitaria Ulss 6 di Vicenza per altri più importanti interventi sanitari”. Il nuovo centro di salute dell’US Army è stato progettato dagli studi R.L.F. della Florida e Nesco International di Roma, e realizzato da una joint venture composta dall’azienda tedesca Bilfinger Berger e da Pizzarotti Parma, una delle società di costruzioni che compongono il ristrettissimo circolo dei contractor di fiducia delle forze armate USA in Italia.

Il nuovo Child Development Center del “Villaggio della Pace” potrà accogliere sino a 348 bambini “per programmi a tempo pieno o part-time”. Costato 13,1 milioni di dollari, sorge accanto al polo scolastico di recente realizzazione (1.200 gli alunni che lo frequentano), ed è dotato di confortevoli aule, palestre, sale-gioco. Il centro di assistenza all’infanzia è stato realizzato dalla CMC – Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna, la stessa che con il CCC – Consorzio Cooperativo Costruzioni di Bologna sta eseguendo i lavori al Dal Molin.

Le due infrastrutture realizzate e consegnate all’US Army fanno parte di un pacchetto di opere progettate dal Dipartimento della Difesa USA per fare di Vicenza, secondo quanto enfaticamente annunciato, la “capitale dell’esercito statunitense di stanza in Sud Europa” e “modello per tutti gli altri presidi militari del Comando USA nel vecchio continente con le facilities meglio mantenute, i servizi di più alta qualità, l’ambiente più sicuro e la più efficiente organizzazione”. L’obiettivo è quello di assicurare tutti i requisiti per ospitare nel modo migliore a Vicenza 4.200 soldati USA entro il 2015, più ovviamente i rispettivi familiari a carico. Un piano ambizioso per cui sono stati investiti 465 milioni di dollari, 289 milioni dei quali destinati all’ex aeroporto Dal Molin per la costruzione di caserme-alloggio per 2.000 militari, magazzini, spazi operativi, officine di manutenzione velivoli, uffici e centri comando, centri sportivi, ecc..

Tra i progetti più rilevanti già completati a Camp Ederle spiccano due caserme-alloggio per circa 300 militari del 173d Airborne Brigade Combat Team (lavori per 25 milioni di dollari appaltati alla Pizzarotti Parma), un Centro sanitario neonatale (costo 3,2 milioni di dollari e realizzato dall’Impresa Costruzioni Andriolo Srl di Vicenza), un Kinder Garten (ancora Andriolo Srl), un’arena per spettacoli e attività ludiche con centro bowling, fast food, ristorante e piccolo casinò (Maltauro Costruzioni di Vicenza), e l’Ederle Inn, l’hotel riservato agli ufficiali statunitensi con 58 suite familiari, lavanderia, ampi magazzini e parcheggio, sale conferenze, breakfast room e finanche “alcune stanze per i cani mascotte al piano terra”. Attualmente sono in via di completamento a Camp Ederle l’ammodernamento ed ampliamento del fitness center e la realizzazione di una nuova piscina hi-tech con copertura vetrata in parte retraibile (costo complessivo dei due progetti 4,3 milioni di dollari).

A fine 2007 è stato portato a termine invece il cosiddetto “Vicenza Installation Information Infrastructure Modernization Program (I3MP)”, il programma di ammodernamento delle infrastrutture di telecomunicazione del 509th Signal Battalion dell’US Army. Avviato nell’aprile 2002, esso è servito a potenziare la rete a fibre ottiche e ad alta velocità che collega tra loro i centri operativi di Camp Ederle, il “Villaggio della Pace”, i depositi e magazzini di stoccaggio dell’Us Amy di Lerino (frazione del comune di Torri di Quartesolo) e Longare (i lavori sono stati eseguiti dalla tedesca Siemens e da subappaltatori locali).

Secondo fonti del MILCON, il Corpo del Genio della Marina USA che sovrintende alla realizzazione delle opere, nel solo biennio 2008-2009 sono stati finanziati più di un centinaio di piccoli progetti di “costruzione”, “manutenzione” e “ammodernamento” nelle basi militari del vicentino, per un valore complessivo di 37 milioni di dollari. Tra i più importanti, un nuovo impianto sportivo multifunzionale, una “strada di 350 metri e marciapiedi di collegamento con Via Aldo Moro”, un’area di parcheggio per i velivoli militari USA in fase di manutenzione, un “centro di simulazione”, la trasformazione del ristorante della catena Subway (Club Veneto) in un centro ricreativo “con 24 postazioni internet e un’area di gioco per bambini” il potenziamento del centro anti-incendi del “Villaggio della Pace”, la ristrutturazione a Camp Ederle degli uffici amministrativi, di una caserma, della sala mensa e degli impianti di trattamento e distribuzione acque, la costruzione di un padiglione a Hoekstra Field, l’installazione di apparecchiature per il risparmio energetico, di pannelli fotovoltaici e di un megageneratore elettrico di 2 milioni di dollari. In previsione c’è pure il rifacimento dell’acquedotto e del sistema fognario dell’area residenziale del “Villaggio della Pace” (2,5 milioni di dollari).

Top secret le finalità dei lavori avviati nel 2007 nella base di Longare, l’ex “Pluto Site” utilizzato per l’immagazzinamento di mine e testate nucleari per i missili a corto raggio dell’US Army. Nelle profonde gallerie della base sarebbero stati ammodernati e riattivati i depositi di stoccaggio armi, munizioni e attrezzature della 173^ Brigata Aviotrasportata e dei reparti che saranno utilizzati in ambito AFRICOM, il Comando USA per le operazioni nel continente africano di recente costituzione. Secondo il MILCON, 350.000 dollari del budget 2008 sono stati spesi per “allargare, allungare e riparare le strade, i marciapiedi e i sentieri di Longare, e per installare nuove fognature, linee elettriche e impianti d’illuminazione”. Dal dicembre 2008 l’Unità statunitense della Riserva di stanza a Longare è stata posta agli ordini del 7°Civil Support Command dell’US Army con base in Germania, l’unico presente fuori dagli Stati Uniti d’America, responsabile della gestione degli “affari civili” delle forze terrestri USA in Europa. Alla vigilia dell’attivazione del Civil Support Team di Longare, i militari ad esso assegnati hanno condotto una controversa esercitazione di 76 giorni nel poligono di Fort Leonard Wood (Missouri) simulando “uno scenario realistico di guerra chimica con l’uso di gas nervini”. Successivamente il CVT di Longare ha avviato “corsi basici” per i residenti USA di Vicenza sulle armi nucleari, chimiche e batteriologice e “sull’equipaggiamento personale di protezione”.