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di Antonio Mazzeo

Nuovo incidente ad un dipendente civile della base militare USA di Sigonella. La sera del 2 novembre, un autobus della società di gestione aeroportuale Algese2 si è ribaltato all’interno dell’area aeroportuale. Il mezzo riservato al trasporto degli equipaggi è rimasto totalmente danneggiato, l’autista ha riportato numerose contusioni ma si è rifiutato di andare in ospedale. Nel luogo del sinistro sono giunti i carabinieri e i dirigenti di scalo e sarebbe stata aperta un’inchiesta per accertare le cause e le modalità del ribaltamento.

Si tratta del secondo grave incidente in meno di una decina di giorni. La notte di domenica 24 ottobre, un grosso pallet contenente un carico di zinco da 1.600 kg era caduto da un aereo Md-11 schiacciando un lavoratore di 47 anni, Salvatore Maita, che si trovava sulla rampa sottostante. Trasportato d’urgenza al reparto di neurochirurgia dell’ospedale “Garibaldi” di Catania, l’operaio è stato sottoposto a un intervento chirurgico per la riduzione di un esteso trauma cranico e, solo tre giorni fa, è miracolosamente uscito dallo stato di coma. Anche Maita è dipendente della società Algese che ha in gestione per conto dell’US Navy i servizi a terra dell’aeroporto di Sigonella.

Secondo i sindacalisti della CUB Trasporti le cause “di questo preoccupante stillicidio di incidenti sul lavoro” all’interno della grande infrastruttura militare siciliana sono da imputare all’“aumento indiscriminato dei carichi di lavoro, al sottodimensionamento dell’organico, alla diminuzione dei livelli di sicurezza sul lavoro e all’assenza di investimenti”. Più sfumate le valutazioni delle altre organizzazioni sindacali presenti a Sigonella. “Riteniamo opportuno non entrare nel merito di quanto accaduto per rispetto dell’indipendenza della magistratura che indaga per accertare eventuali responsabilità e violazioni delle normative di sicurezza e protezione dei lavoratori”, scrivono in un comunicato congiunto Filt Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo. “Chiediamo che si fermi questa oscena catena di incidenti sul lavoro che offendono la dignità e rischiano di distruggere anni di conquiste del movimento dei lavoratori. Quello che ha colpito il lavoratore di Algese è tuttavia il primo grave infortunio registrabile all’interno dell’aeroporto di Sigonella all’infuori di quelli “in itinere” sulla Catania-Gela, definita la strada della morte”. Che si sia trattato di un “primo infortunio” è tesi discutibilissima; di certo non è stato l’ultimo, considerato quanto poi accaduto il 2 novembre all’automezzo e all’autista di Algese2.

Alla spirale degli incidenti si sommano le preoccupazioni del personale civile per i piani di ridimensionamento degli organici predisposti dal Dipartimento della difesa degli Stati Uniti nelle basi in Italia, Napoli e Sigonella in testa. Da metà ottobre sono divenuti esecutivi i licenziamenti di 44 cittadini statunitensi e 39 dipendenti locali; altri 52 lavoratori italiani sono stati ricollocati in “posizioni create a seguito di dimissioni volontarie e congelamento delle assunzioni”, mentre 24 lavoratori “che occupavano posizioni in eccesso o successivamente utilizzate per ricollocamenti” hanno firmato lettere di dimissioni “volontarie” in cambio di incentivi economici. Tagli pesantissimi che l’US Navy ha eseguito discriminando apertamente i lavoratori di nazionalità italiana, i quali sarebbero immediatamente sostituiti con personale di origine statunitense di nuova assunzione. Con una interpellanza urgente al presidente del Consiglio e ai ministri della Pubblica amministrazione, del Lavoro e dell’Economia, l’onorevole Giuseppe Berretta (Pd) denuncia che le forze armate americane avrebbero avviato il licenziamento a Sigonella in violazione della legge 23 luglio 1991, n. 223 e “in spregio agli accordi internazionali quali il SOFA agreement, che prevede che la manodopera utilizzata nelle basi Nato sia locale”.

Secondo le denunce dei sindacati” – aggiunge Berretta – “le basi americane starebbero assumendo in maniera illegittima e senza le necessarie autorizzazioni personale di cittadinanza statunitense, attraverso agenzie interinali, e sarebbe persino stato bandito un concorso per l’assunzione di 45 unità di personale statunitense proprio nella base di Sigonella”. Nell’invocare il riconoscimento al personale italiano delle basi Nato l’applicazione della legge n. 98 del 1971 che prevede l’assunzione negli uffici periferici dello Stato di personale eventualmente licenziato da organismi militari esteri, il parlamentare del Partito democratico chiede al Governo di “rimpinguare con le risorse necessarie, il fondo statale previsto per l’inquadramento del suddetto personale”.

Il 13 marzo 2010, il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta si era pubblicamente impegnato con l’amministrazione provinciale di Catania a dare accesso alle misure di sostegno al reddito previste dalla legislazione a tutti i lavoratori civili della base militare di Sigonella licenziati. Sono trascorsi otto mesi ma per gli (ex) dipendenti la riconversione occupazionale resta un miraggio.


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di Antonio Mazzeo

 

Lavori altamente pericolosi e scarsamente retribuiti in un ambiente dove imperano comportamenti repressivi ed antisindacali. È il pane quotidiano degli operai italiani della grande militare base USA di Sigonella. Un mondo a parte fatto di precarietà e sfruttamento intensivo del tutto ignorato dai politici e dai media perlomeno sino a quando non sopraggiunge la tragedia. La notte di domenica 24 ottobre un grosso pallet contenente un carico di zinco da 1.600 kg è caduto da un aereo schiacciando un lavoratore di 47 anni, Salvatore Maita, he si trovava sulla rampa sottostante. Trasportato d’urgenza in ospedale, l’operaio è stato sottoposto a un intervento chirurgico per la riduzione di un esteso trauma cranico, ma le sue condizioni restano disperate. La vittima era impegnata nelle operazioni di carico di un Md-11, aereo cargo trimotore prodotto dalla McDonnell Douglas, di proprietà di una compagnia privata operante per conto del Fleet and Industrial Supply Center (FISC), il centro logistico delle forze navali degli Stati Uniti d’America istituito a Sigonella il 3 marzo 2005. l FISC dirige e coordina la movimentazione e l’invio di merci, attrezzature, viveri, armi, munizioni e materiali pericolosi alle truppe schierate negli scacchieri di guerra in Africa, Caucaso, Golfo Persico, Iraq ed Afghanistan.

Sul gravissimo incidente che ha coinvolto Maita è stata avviata un’indagine da parte della Procura della Repubblica di Catania. “Quello di Sigonella è l’ennesimo di una lunghissima serie che si sta verificando negli aeroporti italiani”, denuncia in un comunicato la Cub Trasporti. L’aumento indiscriminato dei carichi di lavoro, il sott’organico, la precarietà, l’assenza di adeguati investimenti, la privatizzazione e la diminuzione dei livelli di sicurezza sul lavoro sono le cause di uno stillicidio di incidenti che non possono e non debbono continuare. Auspichiamo che siano individuate le responsabilità del grave incidente di Sigonella e che la procura predisponga l’obbligo dei dovuti risarcimenti all’operaio che ne è rimasto vittima”.

I rappresentanti locali della Cub Trasporti puntano il dito sui pesantissimi tagli agli organici operati negli ultimi anni. “Nel 1997 noi lavoratori eravamo 274”, denuncia uno dei colleghi di Salvatore Maita. “Ora siamo sotto organico, in 162. Gli altri sono in mobilità e cassa integrazione. Il consorzio di aziende con cui lavoriamo, dopo aver ottenuto l’appalto, ha dichiarato lo stato di crisi. Hanno fatto fuori tutele, diritti e sindacati. Il risultato finale è che c’è un collega che sta morendo”. Il consorzio in questione è Algese2, costituito dalle società Alisud, Gesac e Servisair, aggiudicatosi qualche mese fa un contratto di oltre 100 milioni di dollari per gestire per quattro anni le operazioni aeroportuali nelle basi di Napoli-Capodichino e Sigonella. Grazie a un ricorso, Algese2 ha soffiato la commessa del Dipartimento dell’US Navy al colosso industriale Lockheed Martin, uno dei principali attori del complesso militare industriale statunitense. Inizialmente la Lockheed era stata dichiarata vincitrice dei lavori e avrebbe dovuto operare nelle due basi della marina militare USA dal febbraio 2010. “Algese ha però ottenuto prima una proroga fino al 30 giugno 2010, grazie a un contratto dal valore di 3.200.000 euro, poi l’aggiudicazione definitiva dell’appalto”, spiegano i rappresentanti della Cub Trasporti. “Immediatamente il consorzio ha reso pubblica la decisione di non pagare ai suoi dipendenti né gli arretrati per complessivi 1.700 euro, né gli aumenti stabiliti dal nuovo contratto nazionale sottoscritto il 26 gennaio 2010, pari a 131 euro mensili”.

Con l’accordo quadriennale per la gestione aeroportuale di Napoli-Capodichino e Sigonella, Algese2 si afferma come uno dei maggiori contractor delle forze armate statunitensi in Italia. Nel triennio 2004-2006 il consorzio aveva già ottenuto dal Fleet and Industrial Supply Center commesse per 18.412.208 dollari. Ad esse vanno poi aggiunti i 15 contratti per complessivi 118.942.608 dollari sottoscritti dal principale socio-azionista di Algese2, l’Alisud Spa di Napoli, con diverse agenzie del Pentagono nel periodo compreso tra il 2000 e il 2009. La società napoletana che ha pure in gestione l’handling degli scali di Venezia, Bologna, Catania-Fontanarossa e Palermo, opera ininterrottamente dal 1972 nel terminal militare di NSA Napoli, e dal 1976 a Sigonella. La presenza in Sicilia si è interrotta per un breve periodo nel maggio 1997, quando i servizi della base militare furono affidati ad una joint-venture italo-statunitense composta da Pae, Aviation Management e Climega, he presentò un’offerta di gara con un ribasso del 42%. ubito dopo il loro arrivo, queste tre società presentarono un pesantissimo “piano di ristrutturazione” che prevedeva tagli occupazionali e salariali per il personale, con un ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro e dell’agibilità sindacale. lavoratori di Sigonella diedero però vita ad una mobilitazione senza precedenti nella storia delle basi USA in Europa, effettuando sino ad oltre 4.000 ore di scioperi, blocchi stradali e un digiuno durato 46 giorni, subendo pure le cariche delle forze dell’ordine. La straordinaria stagione di lotta dei lavoratori, nota con il nome di “Popolo dei cancelli”, fu documentata dal cineasta britannico Ken Loach.

Con il ri-affidamento nel novembre 2002 del contratto ad Algese2, non si registrò tuttavia alcun cambiamento di rotta nelle politiche aziendali. Il 10 maggio 2004, nel corso di un seminario di studio sul ruolo strategico della base siciliana e sulla penetrazione mafiosa nella gestione di subappalti di costruzione e servizi al suo interno, alcuni lavoratori denunciarono che il “biglietto da visita” del consorzio vedeva l’imposizione di una piattaforma aziendale “finalizzata al contenimento ed alla compressione salariale”, con conseguente “precarizzazione del rapporto di lavoro e l’intensificarsi dello sfruttamento.  Da allora in poi le cose sono ulteriormente peggiorate e per i lavoratori “non c’è stato più scampo”, dichiarano oggi i rappresentanti locali della Cub Trasporti. “Non solo rispetto al loro precedente “status” i lavoratori di Sigonella non recupereranno mai nulla, ma dal 2002 al 2010 perderanno ancora altri livelli e perciò altri soldi, perderanno gratifiche, diritti e speranze. Perderanno posti di lavoro e perfino il rispetto di sé”.

Non è certamente migliore l’aria che si respira tra i dipendenti civili italiani e statunitensi direttamente impiegati dalla marina militare USA. Il 15 ottobre è stato completato il processo di ridimensionamento numerico del personale delle basi di Napoli e Sigonella. “Di conseguenza sono state eliminate 44 posizioni americane, 39 dipendenti locali sono stati oggetto di cessazione non volontaria del rapporto di lavoro e 52 dipendenti locali sono stati ricollocati in posizioni create a seguito di dimissioni volontarie e congelamento delle assunzioni”, scrive il Contrammiraglio Tony Gaiani, Commander, Navy Region Europe, Africa, Southwest Asia. L’US Navy ha pure sospeso temporaneamente le assunzioni durante il processo di adeguamento del personale al fine di minimizzare le possibili perdite di posti di lavoro. Inoltre, la Navy ha garantito incentivi all’esodo per 24 impiegati che occupavano posizioni o in eccesso o successivamente utilizzate per ricollocamenti”. Le funzioni strategiche delle basi USA in Italia sono destinate a crescere ulteriormente, nuovi scenari di guerra si aprono in Africa ed Asia e vengono schierati nuovi reparti d’élite a Vicenza e ulteriori sofisticati sistemi d’arma in Sicilia (i Global Hawk a Sigonella e il MUOS a Niscemi), ma l’occupazione italiana è destinata progressivamente a scemare.